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Oneri di urbanizzazione, agevolazioni per l’edilizia e le imprese

Continuano le agevolazioni per stimolare il comparto edilizio ed imprenditoriale in città. Dopo la riduzione degli oneri di urbanizzazione per negozi di vicinato, ristoranti, bar, attività culturali e quella legata ai valori di monetizzazione delle aree per riqualificazione e recupero del patrimonio edilizio e attività commerciali in centro storico (-20%), la Giunta, su proposta dell’assessore al Territorio Andrea Virgilio, ha predisposto una nuova serie di agevolazioni. La proposta di delibera passa ora alla competente commissione consiliare per approdare poi in Consiglio comunale.

Sono innanzitutto confermati gli oneri di urbanizzazione base e viene estesa all’attività di “commercio all’ingrosso” la categoria “attività alberghiera, pubblici esercizi, strutture ricettive (ad esempio palestre, centri benessere, istruzione – formazione assistenza privata, ecc.), attività culturali – politiche sindacali, commercio di vicinato”.

Viene rimodulato il sistema delle premialità per quanto riguarda l’efficienza energetica delle costruzioni con una progressiva riduzione degli oneri di urbanizzazioni e smaltimento rifiuti in base alla nuova classificazione introdotta dalla vigente normativa: 10% per quelli certificati in classe energetica B; 15% per quelli certificati in classe energetica A1; 20% per quelli certificati in classe energetica A2; 25% per quelli certificati in classe energetica A3; 30% per quelli certificati in classe energetica A4.

Confermata l’ulteriore possibilità di abbattimento degli oneri di urbanizzazione per il riconoscimento dello “status” di ecosostenibilità dell’edificio denominato “eco” cumulabile con quelli previsti per la classe energetica: 3% per utilizzo materiali ecosostenibili in percentuale superiore al 50%; 3% per la realizzazione/installazione di impianto per il recupero dell’acqua piovana; 2% per impiego di fonti rinnovabili in percentuale superiore al 20% rispetto a quanto già previsto dalla legge.

E’ prevista inoltre l’estensione della gratuità del contributo di costruzione agli interventi localizzati negli ambiti AC (Ambiti delle cascine) del Piano di Governo del Territorio in considerazione della particolare natura degli edifici compresi in tali ambiti. Rimangono inalterate le riduzioni sugli oneri di urbanizzazione base già previste per le aree del Porto Canale di Cremona e gli incentivi previsti nei “Pacchetti localizzativi”.

Per la salvaguardia del territorio è infine prevista l’applicazione della maggiorazione del 5% del contributo di costruzione per gli interventi che sottraggono superfici agricole, che sarà trasferito ad apposito fondo regionale destinato a interventi forestali di rilevanza ecologica e di incremento della ambiente naturale.

Via Cà del Ferro e via Postumia, altro consumo di suolo

CREMONA  Ancora cementificazione a Cremona, striscia di verde dopo striscia di verde, lottizzazione dopo lottizzazione, con la giustificazione ideologica degli uffici e dell’assessore Andrea Virgilio di compattare l’abitato togliendo di volta in volta alcune aree verdi ancora libere sostituendole col cemento e l’asfalto, ed evitando secche scelte alternative che fermino il consumo di suolo.

La giunta Galimberti nella seduta di mercoledì ha respinto quasi interamente le osservazioni di Italia Nostra, approvando le controdeduzioni degli uffici, e ha dato via libera al piano attuativo che permetterà di costruire nuove villette anche in via Cà del Ferro. Viene sottratto altro terreno agricolo, trasformato in verde privato solo per “saldare” due edifici già esistenti: resterà solo un varco per l’eventuale futuro ampliamento dell’Ospedale Maggiore. Gli oneri di urbanizzazione primaria sfiorano i 280mila euro, come si legge nella bozza di convenzione. Altra lottizzazione si farà in via Postumia, dopo sorgerà di fronte al distributore Keropetrol un piccolo villaggio residenziale, che consentirà di concludere la rincorsa del centro abitato verso una cabina del gas, che era stata collocata lontana dalle case perché troppo rumorosa. Grazie al futuro piano attuativo invece le nuove abitazioni raggiungeranno la cabina, che di conseguenza potrebbe essere di nuovo spostata per non infastidire gli abitanti. L’architetto Michele De Crecchio, di Italia Nostra, non manca di notare l’effetto umoristico di una simile rincorsa. Si fa sentire a Cremona, quindi, la vicinanza della scadenza di maggio: se i privati non otterranno l’approvazione dei piani attuativi potrebbero incorrere nella revoca, nel caso in cui il Comune dia solide motivazioni. Sinora però l’amministrazione cremonese, che ha puntato comunque soprattutto sulle ristrutturazioni, non ha affatto evitato che aumentasse il consumo di suolo, per il timore di ricorsi al Tar da parte dei privati, persino negli anni della crisi del mercato immobiliare. Il caso del Tar di Parma, che ha accolto il ricorso del Comune contro la costruzione di un supermercato, rimane per ora isolato.

Tav Brescia-Verona, Legambiente rilancia una soluzione con meno costi, meno consumo di suolo e più capacità ferroviaria

 

L’inaugurazione del 10 dicembre della tratta di Alta Velocità Brescia-Treviglio lascia ancora molti nodi irrisolti.
Il più significativo riguarda i costi. I quasi 40 km di rete sono costati 2,8 mld di euro.  Si parla dell’astronomica cifra di 70 milioni al chilometro (più del quadruplo rispetto al costo medio per un chilometro di rete A.V. in Francia o Spagna).
Data la crisi della finanza pubblica, si può andare avanti con questo trend di spesa anche per la successiva tratta Brescia-Verona? Sepolto definitivamente l’assurdo shunt di Montichiari c’è da chiedersi se l’Alta Velocità sulla tratta Milano-Verona risponda a una domanda tale da giustificarne la realizzazione. Senza la fermata sul Garda e con gli standard prestazionali da 300 Km/h per soli treni A.V., è facile prevedere che i risultati saranno simili a quelli della linea Torino-Milano: pochi treni e poca frequentazione di passeggeri.
E’ dunque necessario valutare un progetto alternativo di quadruplicamento della Milano-Verona su modello della Treviglio-Milano. Quattro binari di cui due “lenti” e due “veloci”. Su questa tratta oggi possono circolare indifferentemente 350 treni tra merci, pendolari, regionali e frecce bianche e rosse.
Dal 10 dicembre con l’apertura della linea A.V. la linea Treviglio-Brescia verrà percorsa da soli 220 treni giornalieri (52 frecce sulla linea AV e 168 sulla linea lenta): 130 in meno della Treviglio Milano. Sarà bene chiedersi in fretta se valga la pena di andare avanti con l’Alta velocità. Questo sistema è costoso, energivoro, non interscambiabile (tra treni veloci e lenti) e chiuso ai treni merci. Il quadruplicamento Brescia-Verona farebbe invece risparmiare un miliardo di euro e oltre 30 ettari di terreni agricoli, eviterebbe l’attraversamento dell’area del Lugana e assicurerebbe lo sviluppo del sistema ferroviario per pendolari, merci e Frecce Rosse.
Dario Balotta
Legambiente Lombardia