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Quattro sindaci contro la centrale a biomasse legnose di Castelleone

CASTELLEONE CR Premiate dai contributi pubblici, le energie rinnovabili continuano ad esercitare un’attrazione irresistibile sulle imprese, mettendo però in seria difficoltà i Comuni, preoccupati dagli impatti ambientali rilevanti, come nel caso delle centrali elettriche a biomasse legnose, considerate dagli ambientalisti come inceneritori. E’ il caso della rinnovata proposta della ditta Godeca pellet di Madignano, al confine con la frazione Oriolo di Castelleone, che ha presentato un nuovo progetto, dopo la bocciatura subita il 2 dicembre scorso dal settore ambiente della Provincia e dall’amministrazione guidata dal sindaco Pietro Fiori. La conferenza dei servizi del 26 maggio non ha risolto i problemi, anche se la ditta propone un camino più alto, situato a 25 metri, la riduzione delle polveri da 20 a 10 microgrammi, dell’anidride carbonica da 350 a 150 microgrammi, la rinuncia all’impianto di cogenerazione e l’ampliamento del locale di stoccaggio delle biomasse legnose. La potenza è di 999 kilowatt e 6.100 kilowattora termici. Il 16 maggio il Comune ha informato la Provincia che non c’è compatibilità urbanistica, tuttavia si sta valutando la possibilità di modificare il Piano di governo del territorio comunale, sempre che l’impatto ambientale sia accettabile. La centrale funzionerebbe per 8mila ore all’anno, bruciando 14mila tonnellate di legna e producendo ceneri per un totale annuo di 87 tonnellate, di cui 52 leggere e 35 pesanti. Il Comune ha manifestato già in una nota del 10 maggio non poche perplessità sul piano igienico-sanitario, anche se la ditta propone un’area di mille metri quadri da piantumare. Il sistema di abbattimento delle polveri però, anche nelle migliori condizioni, non fermerebbe la diffusione nell’ambiente delle pm 2,4 e delle pm 1, cioè delle polveri più sottili e pericolose per la salute. La relazione dell’Arpa mette in luce che le emissioni sono significative, e l’Ats nota che non si possono escludere effetti negativi su lavoratori e residenti nell’area circostante, anche perché è una zona che arriva a superare il limite europeo delle polveri sottili pm10 ben 110 volte l’anno, cioè un giorno su tre o quattro. Sono ben quattro i sindaci che hanno manifestato preoccupazione per la salute dei cittadini con una lettera datata 10 maggio e inviata al settore Ambiente della Provincia: oltre a Pietro Fiori di Castelleone, si tratta di Guido Ongaro di Madignano, Alessandro Pandini di Montodine e Marco Ginelli di Ripalta Arpina. Il 21 giugno è prevista una nuova riunione della conferenza dei servizi.

 

Ambiente? Soprattutto politiche per la centrale a biomasse

II Comune mette ancora in rilievo l’impegno nelle politiche ambientali: prima rende noto il successo dell’incontro di sala Zanoni sugli impianti a biomassa legnosa (nuova denominazione tecnica delle stufe) dedicato a installatori e manutentori a Cremona e provincia, poi fa sapere che giovedì sera, nella sala Eventi di SpazioComune, in piazza Stradivari, si terrà un nuovo incontro pubblico sotto il titolo “Che aria tira! – Per saperne di più sull’aria che respiri”, con Vorne Gianelle, il responsabile del centro regionale di monitoraggio della qualità dell’aria di Arpa Lombardia.

Le biomasse rimangono protagoniste, ma c’è un risvolto economico di rilievo. Infatti il Comune, sullo slancio di una legge nazionale e su impulso dell’assessore Alessia Manfredini, intende piantare un albero per ogni neonato, circa 500 all’anno a Cremona, creando quindi nuovi boschi. Il Consorzio forestale padano, però, ha confermato che i pioppi tagliati in via Bredina sono stati portati nei depositi, per essere poi trasformati in cippato e quindi smaltiti nella centrale a biomasse, tipo di impianto che garantisce sì recupero energetico, come anche approvvigionamento di contributi pubblici. Lo prevedono le norme sulle energie rinnovabili, che hanno fatto sorgere accanto all’inceneritore la centrale a biomasse di Linea Energia, considerata un secondo inceneritore, società del gruppo Lgh di cui il Comune è tra i soci principali. Salviamo il Paesaggio ha chiesto da anni il certificato di fine lavori della centrale senza mai riceverlo. Sostituendo alberi vecchi e malati con nuove essenze, il Comune potrà affermare di migliorare in prospettiva la qualità del patrimonio arboreo cittadino, contribuendo nel frattempo al buon andamento economico della centrale a biomasse, alimentata dalla spesa pubblica. L’alternativa ecologista, sostenuta dal Comune di Vescovato, prevede il recupero in agricoltura degli alberi caduti e del verde. Per i cittadini che invece bruciano legna dal 15 ottobre al 15 aprile in stufe con efficienza inferiore al 63%, invece, arriveranno multe da 500 a 5mila euro, secondo la legge regionale, perché l’inquinamento atmosferico di una stufa di vecchio tipo è considerato inquinante e pericoloso per la salute.