Pangloss Galimberti

Gianluca Galimberti si è lanciato, di nuovo e peggio che nel 2014, in un volo troppo entusiastico e ottimistico, nel quale finge di non vedere alcun problema. Nel comunicato di ieri appaiono 12 obiettivi, senza che si nominino nemmeno l’immigrazione e l’integrazione, mentre “ambiente” rimane una parola generica e indeterminata, usata in modo tale da permettere un contemporaneo protrarsi delle crisi. Secondo il concetto galimbertiano di ambiente, possono essere ampliate continuamente le aree industriali, a patto che si faccia manutenzione degli spazi verdi. Le differenze e le contraddizioni non sono nemmeno nominate, per scomparire tutte quante in una nuvola rosea colma di speranze amministrative, che promettono più famiglie, più giovani, più salute ecc. ecc. Certo nessuno prometterà il contrario. Il centrosinistra sta facendo finta di non aver avuto come assessore Rosita Viola, di non essersi attivato da anni in progetti che dovrebbero essere portati avanti (la Consulta degli stranieri ecc ecc), e che però nuocciono alla propaganda di destra ed estrema destra (Lega, governativi, cinque stelle….). Galimberti risponde con 12 punti che non danno fastidio a nessuno. La realtà però esiste e il pessimo ministro dell’interno vuole continuare a modificarla. Il candidato sindaco, col suo slogan obamiano “Cremona si può”, a quanto pare non ha niente da dire

Gianluca Galimberti sta usando un linguaggio che modernizza Pangloss, il professore ottimista irriso da Voltaire nel “Candide”

Galimberti e le illusioni dell’Expo 2015

Nel 2014 il mito dell’Expo 2015 di Milano esercitava un immenso fascino sul futuro sindaco cremonese, convinto come molti altri che l’esposizione internazionale sul tema dell’alimentazione avrebbe offerto a Cremona il mitico “volano dello sviluppo”, oggetto misterioso in grado di trasformare la città del Sud Lombardia in una capitale culturale agroalimentare, pronta a esplodere in un miracoloso boom economico. Non andò certo così, ma il mito del “volano dello sviluppo” continua sotto varie forme a turbare i sonni degli amministratori locali, che non si vogliono proprio convincere di un fatto: che il vecchio tipo di sviluppo, basato sulla crescita economica, l’industria pesante, l’edilizia e i trasporti a petrolio, se proseguisse veramente causerebbe una catastrofe ecologica.

All’inizio della campagna elettorale del 2014, Gianluca Galimberti guardava con grandi aspettative all’Expo 2015, dal quale Cremona  risultava ancora assente, anzi “drammaticamente assente”, per usare le parole del candidato del centrosinistra. L’incontro fra l’agroalimentare e le tecnologie doveva essere una delle chance principali per il rilancio di Cremona, che si sarebbe dovuta dare una dimensione addirittura internazionale. Dall’esposizione internazionale di Milano, che a tema poneva l’alimentazione, il futuro sindaco attendeva un effetto traino per il prestigio della città e lo sviluppo, il turismo e il commercio. Prestigio ce ne sarà stato, anche se la mascotte dell’Expo, ricavata dall’Ortolano di Arcimboldo, dipinto che si trova nel museo civico di Cremona, è stata ribattezzata in inglese, Foody, per evitare una fonetica impraticabile per gli anglofoni. Sull’effetto traino del grande evento si è polemizzato parecchio e più volte  e il Comune ha sbandierato i dati positivi dei musei e delle presenze in occasione degli eventi culturali. E’ però un dato di fatto certificato dall’Istat, con il supporto della Regione, che in Lombardia il turismo nel 2015 ha avuto una crescita dell’11% in Lombardia, per quel che riguarda gli arrivi nelle strutture ricettive, 15 milioni e 600mila. Le presenze arrivano invece a 37 milioni e 800mila: più 10,4%, molto più del dato nazionale. Chi ha beneficiato del grande flusso di turisti richiamato dall’Expo, però, soprattutto nel periodo da maggio a ottobre 2015, sono state le province vicine a Milano: Bergamo, Brescia, Varese, Monza Brianza e Como, mentre le altre, come Cremona, Sondrio, Mantova, Lodi e Lecco, hanno registrato effetti ben poco rilevanti. La cosiddetta “progettualità legata all’Expo”, evocata da Galimberti, ha poi dovuto fare i conti con un centro storico desertificato per motivi molto più profondi e radicati nelle scelte della stessa amministrazione comunale, che vent’anni fa si è identificata in un centro commerciale.

Cavatigozzi, stop alla muraglia di scorie

 

 

CREMONA Un terrapieno alto fra i 12 e i 15 metri, con una base larga fra gli 8 e i 10 metri, da riempire con le scorie dell’acciaieria Arvedi, rese inerti e utilizzabili secondo i protocolli di legge. Di fatto una vera e propria muraglia da collocare tra Cavatigozzi e l’acciaieria, nel tratto che va dalla rotatoria di via Milano fino a via Acquaviva, al confine tra l’industria siderurgica e l’oleificio Zucchi. E’ la proposta rivolta dal sindaco Gianluca Galimberti ai rappresentanti del comitato di quartiere durante la riunione di mercoledì 20 nella sede presso la scuola materna. E’ lo stesso terrapieno di cui due assessori della giunta Perri avevano parlato al comitato in una riunione dell’agosto 2013, e anche allora Luigi Frigoli aveva dichiarato totale contrarietà, perché sarebbe una discarica edificata a pochi metri dalle abitazioni, con il pretesto di riciclare le scorie: il comitato di Cavatigozzi non accetta per nulla, e durante l’incontro con il sindaco Galimberti, cui hanno partecipato alcuni dirigenti e l’assessore Alessia Manfredini, ha ribadito che il rimedio non sarebbe efficace, perché buona parte del paese non sarebbe protetta dal rumore, e l’effetto paesaggistico sarebbe insopportabile. Nel colloquio dell’agosto 2013 gli assessori Federico Fasani e Francesco Bordi avevano a loro volta finito per accantonare l’iniziativa: Bordi ha confermato in questi giorni d’essere stato favorevole in linea di massima. Sopra il terrapieno, chiamento anche “collinetta” o “collinette”, il Comune voleva collocare del verde, alberi e vegetali, realizzando anche un percorso vita per i disabili. Galimberti ha ripreso quest’idea, sostenuta dall’acciaieria, mostrando sulle mappe la posizione in cui si sarebbe trovato il terrapieno. Gli uffici, tuttavia, non hanno lavorato al progetto, per il quale non esiste alcuna dichiarazione di fattibilità. A una richiesta di chiarimenti sulla sua personale adesione al progetto, Galimberti ha risposto “smentisco categoricamente”. Rimane comunque una registrazione audio.

Galimberti ha poi aggiunto che l’acciaieria è disposta a formare un fondo per dotare le case più vicine, che ancora ne sono prive, di doppi vetri e serramenti adatti, oltre a finanziare altre opere, per migliorare l’accesso alla chiesa della frazione Cavatigozzi. Il comitato ha insistito perché il problema del rumore venisse risolto alla fonte, riducendo i decibel emessi dagli impianti dell’area industriale, dato che il piano di risanamento acustico, dedicato alle aree Nord del gruppo siderurgico, non ha dato gli effetti sperati.



 

 

 

Bufera sul carcerato Formigoni, martedì a processo a Cremona

CREMONA Dopo il suo ingresso nel carcere di Bollate, l’ex presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni divide ancora Cremona, benché siano trascorsi quasi vent’anni dalle dure battaglie ingaggiate contro la riforma della sanità. Allora parte della chiesa cremonese si era pronunciata criticamente verso il Pirellone, mentre da sinistra salivano le proteste per la spesa sanitaria a favore del settore privato. Le polemiche deflagrano dopo la dichiarazione postata sul Web dall’assessore Andrea Virgilio, che pure definisce “inutile e anche piuttosto meschino compiacersi per la condanna” dell’ex numero uno regionale, dato che la “bancarotta politica di Formigoni e dei suoi ex amici è lampante”, con una serie di considerazioni sulle politiche per la casa, finendo per contestare “l’arroganza del potere per il potere”. Tra chi non ha cambiato idea sul Celeste c’è il coordinatore provinciale di Forza Italia, l’eurodeputato Massimiliano Salini, per il quale non è stata fatta assolutamente giustizia, perché non sarebbe stata trovata nemmeno una prova dei reati per cui ora il Celeste ora è dietro le sbarre. Ci sarebbe voluto, anzi, un nuovo processo. Ugualmente, per l’ex consigliere regionale Carlo Malvezzi, anch’egli legato a Comunione e Liberazione, non ci sono prove di alcun tipo. Malvezzi si scaglia contro Virgilio, accusandolo di emettere “veleno e meschinità”, perché la Regione a suo dire è un modello europeo per la sanità, la formazione professionale, le politiche del lavoro, il welfare e tutto per merito del Celeste. Tra i consiglieri comunali, Francesca Pontiggia, del Pd, sottolinea che in realtà non c’è il fallimento politico di cui parla Virgilio, perché i dirigenti promossi da CL sono ben saldi ai loro posti: ha pagato solo Formigoni, da altri considerato nulla più che un simbolo, mentre il sistema creato da lui resta quanto mai vivo. Martedì a Cremona è in programma l’udienza di un altro processo a carico del Celeste e di altri imputati, come l’ex direttrice generale dell’Ospedale Maggiore Simona Mariani, per l’acquisto di un’apparecchiatura diagnostica, il “Vero”. Formigoni avrebbe ricevuto favori e utilità per 447mila per dare un trattamento preferenziale alla ditta Hermex Italia, che ha fornito il “Vero” ad alcuni ospedali.

Crotta non sia che un inizio

Sovea volantino 2019-02-19 at 22.06.13

Il supremo desiderio dell’attuale politica largamente maggioritaria in Italia (e in Europa) è candidamente confessato dal comunicato diramato ieri mattina dalla Lega, con le parole della deputata Silvana Comaroli e del senatore Simone Bossi: chiudere la vicenda di Crotta, porre fine all’insopportabile tensione causata da una popolazione che civilmente si ribella e condanna le politiche ambientali sinora seguite, anzi le politiche come tali, tutte quante, perché non hanno impedito che il territorio non fosse altro che una preda, da conquistare e sfruttare secondo le richieste delle imprese, solamente corrette, e in modo molto parziale, dalla pubblica amministrazione.

Questa la nota dei due parlamentari della Lega: “Il parere negativo da parte della conferenza dei servizi al progetto di impianto di compostaggio è una vittoria per i cittadini e per tutto il territorio. Esprimiamo soddisfazione: avevamo più volte raccolto e condiviso le perplessità e i dubbi espressi dalla nostra comunità circa questo progetto e, sull’argomento, avevamo presentato un’interrogazione parlamentare per chiedere di fare chiarezza e verificare tutte le criticità. Il parere ha dato ragione ai cittadini e al comune, riconoscendo le valide motivazioni della loro battaglia”.

L’obiettivo dei cittadini di Crotta non era limitato a ottenere dalla conferenza dei servizi presso l’amministrazione provinciale il diniego al progetto del compostaggio: due lettere inviate ai consiglieri provinciali chiedevano, fra l’altro, innanzitutto pianificazione territoriale, e un chiaro miglioramento delle condizioni di vita. E’ dovuta intervenire l’Ats Val Padana, tramite l’epidemiologo Paolo Ricci e il direttore generale Salvatore Mannino, che già nel decennio scorso, quando ricopriva il ruolo del dottor Paolo Ricci, sosteneva chi poneva la questione del registro tumori e della salubrità dell’ambiente. E l’Ats ha dato parere negativo all’insediamento del compostaggio di sfalci verdi.

La Lega, che assieme al Pd, a Forza Italia, ad An e Pdl e altre forze compone da parecchi anni, di fatto, un arco costituzionale dalle scelte davvero discutibili, non ha certo impedito l’autorizzazione di un imponente numero di centraline elettriche a biogas, né il raddoppio dell’acciaieria Arvedi senza Via. E le decisioni da ricordare sono tante, tutte singole, circostanziate, senza mai la valutazione complessiva su ampio territorio (la stessa pianura Padana!) che doveva essere fatta quando è stato scelto il modello di sviluppo. E’ una questione posta più volte dalle associazioni ambientaliste anche negli ultimi anni. A questo punto, si può solo auspicare che la lotta non si fermi: occorre, finalmente, una politica territoriale che dia delle risposte decisive.

Rogge inquinate ad Annicco, Sesto e Vescovato

CREMONA – Ad Annicco, Sesto ed Uniti e Vescovato i corsi d’acqua sono stati imbevuti di sostanze estranee, che hanno reso necessario il sopralluogo dell’Arpa e della polizia provinciale.

Da due giorni la roggia Spinadesca, a Grontorto di Annicco, si è colorata di bianco e ha emesso un odore malsano. Il sindaco Maurizio Fornasari ha chiamato le autorità per un controllo. Due anni fa i tecnici dell’Arpa, dopo una segnalazione, hanno risposto che non si trattava di inquinamento, ma di acqua che risultava dal lavaggio dei camion della Latteria Soresina, che non poteva interferire con la flora e la fauna. Fornasari ha constatato che tuttavia il terreno non è più poroso, e che non nasce più alcuna pianta. Gli eventi negativi, per la roggia, si sono ripetuti due volte l’anno, e ancora una volta l’agenzia regionale sta facendo verifiche su un eventuale scarico industriale. Sul fondo della roggia si vedono incrostazioni di un deposito chiaro che fa pensare ai latticini, ma è presto per pronunciarsi. A Sesto ed Uniti, in via Crotti, sono apparsi sulle sponde alcuni pesci morti, che poi sono stati trascinati dalla corrente e sono apparsi lungo il corso successivo della Spinadesca, a Casanova in via Cavatigozzi. Una cittadina ha chiamato il Comune, dove la sindaca Francesca Maria Viccardi attende i risultati dei controlli. Ieri è stato giorno di lavoro per gli agenti della polizia provinciale e i tecnici dell’Arpa, oltre che dell’Ats Val Padana, intervenuti anche a Vescovato, dove la sindaca Maria Grazia Bonfante, a propria volta, ha segnalato un evento negativo sul Ciria, contaminato dal liquame che è stato sversato sul terreno e ha poi raggiunto il corso d’acqua. Si impone una volta di più la necessità di eseguire controlli tempestivi, mentre l’inquinamento è in corso, per poter scoprire le cause e i responsabili. Gli organici della forze dell’ordine risultano però risicati, al punto che l’interventi di polizia ambientale non sono facilmente possibili.

Piano cave, ci pensa Danesi

CREMONA All’interno della consulta provinciale per le attività estrattive di cava siederà Roberto Danesi, presidente delle Fornaci di Soncino oltre che consigliere generale di Confindustria, assieme ad Anna Cesarina Galli, candidata dalle associazioni ambientaliste Wwf, Legambiente, Italia Nostra e Salviamo il Paesaggio, che avevano vinto il ricorso al Consiglio di Stato contro la stessa ditta Danesi. L’autorizzazione alla cava d’argilla all’interno del geosito Pianalto della Melotta è stata revocata, il piano cave è decaduto, tanto che ora viene sottoposto a revisione. Chi sovrintende alla revisione, però, è proprio il mondo delle imprese del medesimo comparto. La legge regionale dell’8 agosto del ‘98 indica criteri di scelta delle candidature che si riferiscono alla rappresentatività delle organizzazioni del settore e delle competenze specifiche. Le indicazioni date dai giudici che hanno respinto il progetto di raddoppio della discarica di Malagnino, la cava d’argilla di Pianalto della Melotta, oltre alla sentenza che riguarda i terreni vincolati dalla pianificazione provinciale dell’autostrada Cremona Mantova non sono entrate, nemmeno dopo anni, nello Statuto e nei regolamenti provinciali. Mancano un indirizzo politico e quindi una programmazione che adeguino le scelte strategiche dell’ente Provincia all’evidente crisi dell’ambiente. E forse si considereranno ancora le sei cave nuove programmate nel 2016, a Crotta, Formigara, Martignana, San Daniele, Spinadesco e Castelleone. La contestazione delle associazioni rimane pressante ma inascoltata, visto l’apparato normativo che rispecchia il dibattito degli anni Novanta. Così venerdì il presidente della Provincia Davide Viola ha nominato nella Consulta 16 persone, di cui 3 indicate dai sindacati, 2 dai cavatori, 2 dagli imprenditori edili, 3 dagli agricoltori, 4 tecnici, fra cui Anna Cesarina Galli, oltre all’esponente della Sovrintendenza ai beni archeologici, Nicoletta Cecchini, e al dirigente della Provincia Roberto Zanoni.

Chi rallenta lo studio epidemiologico dell’Ats?

CREMONA Dopo due anni, lo studio epidemiologico dell’Ats sui tumori non è ancora completato, e da quanto trapela non sarà pronto nemmeno nei prossimi mesi, certo non prima delle elezioni amministrative comunali, il 26 maggio, contestualmente alle europee. Chi sta rallentando l’Osservatorio epidemiologico, che poteva essere già concluso a fine anno? Molte domande circolavano ieri tra il pubblico dell’assemblea presso la sala polivalente di via Maris a Crotta d’Adda, tanto più che lo stesso autore dello studio, Paolo Ricci, segnalava le difficoltà incontrate già nell’ottobre 2017, in un incontro pubblico a Bonemerse. Il medico dell’Isde Edoardo Bai, nel suo intervento, notava ieri sera che basta un programma informatico per concludere un’analisi statistica sulle cause di morte e di ospedalizzazione, oltre che sulle possibili relazioni con l’inquinamento ambientale: è l’anello mancante mai analizzato a Cremona. I dati utilizzati dall’Osservatorio epidemiologico provengono dall’anagrafe degli assistiti dell’Ats, dalle schede di dimissione ospedaliera, dalla banca dati assistito, dal registro tumori e dal registro mortalità, tutti quanti già in possesso dell’Ats. Perché allora non si conclude lo studio? La riflessione è emersa dall’analisi dell’ultima conferenza dei servizi presso la Provincia, dedicata al compostaggio di sfalci verdi proposto dalla Sovea, e si è rapidamente estesa al territorio cremonese. Dai cittadini sale la richiesta di chiarimenti sugli effetti dell’inceneritore, dell’A21, dell’acciaieria Arvedi, e in passato della Tamoil e in questi anni delle polveri sottili. La politica però non dimostra alcun interesse, e infatti nessun partito ha nemmeno commentato l’ultima diffida ricevuta dall’acciaieria Arvedi. Di conseguenza, giovedì un gruppo di donne consegnerà al direttore generale dell’Ats Salvatore Mannino un sacchetto di polvere raccolta a Spinadesco, per chiedere un’analisi chimica, per arrivare a individuare le fonti inquinanti e scoprire che rapporto può esserci con i dati dei ricoveri ospedalieri, più alti a Crotta che nei dintorni, e dei tipi di tumore, per alcuni tipi più più elevati nel Cremonese che altrove.

Regole non rispettate, diffidata l’Arvedi

CREMONA L’acciaieria Arvedi ha ricevuto una nuova diffida, la settima dal 2012, da parte delll’amministrazione provinciale. Nel decreto 61 firmato l’altro ieri, il dirigente Roberto Zanoni riunisce in un’unica diffida, che riguarda le aree sud, tre comunicazioni ricevute dal dipartimento dell’Arpa di Bergamo e Cremona nel mese di novembre 2018, con le quali l’agenzia regionale informava degli esiti delle ispezioni straordinarie compiute nei giorni 8 e 31 ottobre e dell’ispezione ordinaria del 18 maggio. Sono 14 in tutto i fatti negativi accertati, che risultano come mancate osservanze delle prescrizioni ambientali, indicate nell’ultima autorizzazione integrata del maggio 2017. L’Arpa non ha ricevuto la rendicontazione della manutenzione dei silos di stoccaggio e dei filtri a secco delle postazioni di demolizione dei materiali refrattari. I refrattari sono i materiali che resistono a lungo alle temperature elevate senza reagire chimicamente. Ci sono state irregolarità nella gestione delle scorie bianche e nere, destinate le prime alla discarica di Crotta d’Adda e le seconde al deposito di via Riglio, vista la dispersione di polveri non bagnate causata dal passaggio dei mezzi. Nel parco rottami è stata accertata la dispersione di polveri rossastre. L’acciaieria inoltre non ha dimostrato l’efficienza dei filtri di una decina di punti di sfiato. Ancora, l’azienda siderurgica ha  affidato la campagna di monitoraggio degli odori a una società incaricata, ma oltre la scadenza prevista. L’Arpa lamenta la mancata trasmissione di vari dati, comprese le relazioni semestrali che riassumono le comunicazioni effettuati dei superamenti, guasti e anomalie, e anche la postazione di essicazione delle siviere ha creato problemi, per la temperatura inferiore al previsto. Fuori norma pure l’acido cloridrico, rispetto a una norma che il dipartimento Arpa vorrebbe aggiornare. Sono problemi ben noti agli abitanti della zona, che hanno inviato nello stesso periodo delle visite ispettive diverse segnalazioni ai Comuni di Cremona e di Spinadesco, soprattutto per i rumori e gli odori. Ora l’acciaieria, che ha inviato osservazioni il 27 dicembre, dovrà mettersi in regola entro 30 o 90 giorni, a seconda dei casi. Il sindaco Gianluca Galimberti ha sempre affermato che l’amministrazione cremonese “non vuole perdere nemmeno un posto di lavoro”. E vista la frequenze delle diffide, che ripresentano spesso i medesimi problemi di inquinamento, appaiono inevitabili, per le istituzioni cremonesi, le domande sull’alternativa tra lavoro e salute.

Compostaggio di Crotta, Ats “non favorevole”

CROTTA d’ADDA CR La pubblicazione del verbale della conferenza dei servizi chiarisce alcuni aspetti della controversa vicenda del progetto di compostaggio di sfalci verdi della ditta Sovea. Risulta a verbale il dato sanitario negativo illustrato dal responsabile dell’Osservatorio epidemiologico Paolo Ricci durante la riunione del 21 gennaio. Risultano all’Ats, nell’anno 2017, troppi ricoveri ospedalieri a Crotta d’Adda causati dalle malattie respiratorie. E’ un dato che si discosta chiaramente dalla media delle province di Cremona e di Mantova. Per avere un riscontro più sicuro, trattandosi di un piccolo Comune, poco più di 600 abitanti, l’Ats ha preso in considerazione i dati del quinquennio 2013-2017, che presentavano la stessa eccezione su Crotta d’Adda, in particolare per il dato della popolazione femminile, più stanziale di quella maschile. Il dato ambientale di un elevata presenza di polveri sottili può quindi essere associato al dato sanitario dell’alta percentuale di ricoveri. Qualunque incremento della pressione ambientale su Crotta dunque risulta pericoloso per l’Ats che ha espresso parere “non favorevole” all’autorizzazione del compostaggio. Ci sono però altri motivi ad aver indotto l’ente Provincia a rinviare la decisione alla prossima riunione del 18 febbraio. Il ministero dell’ambiente infatti non ha ancora risposto alla richiesta di un parere sull’attività di triturazione del legno: non si può quindi ancora parlare di applicazione delle migliori tecniche disponibili, secondo le norme entrate in vigore il 17 agosto scorso. Inoltre la Sovea non ha rispettato una scadenza decisiva per la consegna di alcuni documenti, ma solo a causa di un errore nell’invio per posta elettronica, quindi l’iter autorizzativo può continuare. Il sindaco di Crotta, Renato Gerevini, ha ribadito il suo no al compostaggio, secondo la decisione della giunta comunale deliberata pochi giorni prima. La ditta però ha chiesto di presentare osservazioni, secondo la Costituzione, e ne avrà la possibilità fino al 31 gennaio: seguiranno le controdeduzioni e poi la riunione del 18 febbraio. L’Arpa da parte sua ha dato via libera al progetto.