Categoria: politica

Vigili implacabili ingaggiati per multare: nessuna pietà per la sosta selvaggia

CREMONA Controllato, telesorvegliato e sempre più costretto a seguire percorsi obbligati, con l’unica soddisfazione della sosta gratuita nel fine settimana al parcheggio di via Villa Glori, l’automobilista cremonese negli ultimi due mesi dell’anno scorso ha dovuto subire un altro salasso. Dopo un periodo di tregua, anzi di diminuzione, sono tornate ad aumentare le sanzioni economiche, in particolare per sosta vietata. La conferma è dell’assessore Barbara Manfredini, che ha risposto all’interrogazione di Giorgio Everet, di Forza Italia, che aveva avuto sentore di assunzioni di vigili incaricati, nei mesi di novembre e dicembre 2016, di un unico compito: controllare la sosta ed eventualmente multare in caso di infrazione, proprio nel periodo natalizio e della festa del torrone. Le settimane più dolci dell’anno sono dunque diventate molto amare, per i cremonesi dalle abitudini inveterate, convinti ancora che il divieto di sosta non sia una cosa seria. I vigili la pensano al contrario e Barbara Manfredini lo ha dimostrato nell’ultimo consiglio comunale. Se negli ultimi due mesi del 2015 le multe erano state 3.435, nello stesso periodo del 2016 sono diventate 5.616, quasi il doppio, precisamente 2.181 sanzioni in più, ovvero 36 multe al giorno in più, 7 per ogni agente, e tutto questo grazie agli agenti stagionali. Accanimento? Nemmeno per idea, l’assessora è implacabile. La sosta vietata va punita come vuole il codice della strada, è questione di civiltà e praticità, per favorire una maggior rotazione dei posti di parcheggio e il comune rispetto delle regole. Mentre Giorgio Everet rimaneva esterrefatto, l’assessora ha spiegato che non si poteva sovraccaricare la polizia locale di compiti ulteriori. E’ infatti risaputo che l’età media degli agenti è di 52 anni, che c’è carenza di organico, sui 75 addetti previsti, di ben 13 agenti e 3 ufficiali, mentre la turnazione spinge l’orario di lavoro fino all’una di notte. Lavoro usurante e difficile, quello del vigile. Le assunzioni dei controllori della sosta ha permesso alla polizia locale di dedicare più ore di lavoro alla sicurezza della popolazione, secondo le richieste dei cittadini tormentati dalla piccola e grande criminalità, e spesso pronti a collaborare con la polizia locale, come dimostra il successo del controllo del vicinato nei singoli quartieri. Agli automobilisti indisciplinati, insomma, e a Cremona non sono pochi, non resta quindi che pagare, se non si adeguano al nuovo piano della sosta dell’assessore Alessia Manfredini, e pagare anche rapidamente, prima che scattino gli interessi dopo il quinto giorno dalla notifica.

Ponte Verdi, Provincia e governo nel mirino

CREMONA La città di Cremona appare lontana, assente, come il presidente della Provincia, che pure è stato apprezzato per aver disposto il ripristino dei giunti del ponte “Giuseppe Verdi”, e il governo a sua volta appare indifferente. Il sottosegretario Luciano Pizzetti ha seguito la prima parte della riunione di stamattina a San Daniele Po, presso il museo, paleo-antropologico, e poi se n’è andato per un impegno a Torre de Picenardi, come pure l’ex parlamentare Giuseppe Torchio. Sindaci, imprenditori e cittadini della zona fra le province di Cremona e di Parma si sentono soli. Pizzetti ha spiegato a questa emittente di essere stato informato della gravità delle condizioni del ponte solo ieri, e che la promessa della regione Emilia Romagna di intervenire con 800mila euro in più, ricavati dal piano delle alienazioni, è poco entusiasmante considerato il mercato. Occorrono 12 milioni di euro, segnalano i sindaci, che lamentano la mancanza di opere di manutenzione sin dal giorno dell’inaugurazione del ponte statale “Giuseppe Verdi”, che risale a più di trent’anni fa. Il presidente della Provincia Davide Viola è stato sinora il primo a intervenire, anche se il milione di euro stanziato dal Cipe per la Provincia di Parma è ancora fermo a Roma. Il traffico di 5mila camion al giorno potrebbe riversarsi a Casalmaggiore, dove si estende il ponte sul Po più vicino, dato che quello di Cremona non può sostituire il “Giuseppe Verdi”. Il disagio del traffico e dell’inquinamento, così come la crisi delle imprese colpisce ben più di un Comune. Da martedì Cremona chiude il traffico. Il comitato formatosi stamattina teme che sia solo l’inizio di un lungo periodo di crisi che si trascinerà nel tempo, ed è pronto a presentare un’azione legale di risarcimento danni per la mancata manutenzione, se le istituzioni non interverranno per tempo. Per il sindaco di san Daniele Davide Persico – al tavolo con Alberto Bini di Roccabianca e Andrea Censi di Polesine Zibello – “è chiaro che non c’è la volontà di ascoltare il territorio, come dimostra l’assenza delle istituzioni cremonesi, a partire dalla Provincia. Occorrono circa 12 milioni di euro per la ristrutturazione delle travi ammalorate e già impuntellate. Il milione dato dal Cipe è considerato solo una prima tranche, serve molto più impegno.

Il ponte Verdi irrompe sulle primarie del Pd

 

CREMONA “Per risolvere la crisi delle Province e degli enti locali il governo e il parlamento non stanno facendo assolutamente niente”. E’ la polemica ammissione di Monica Cirinnà, intervenuta ieri nella saletta al pianterreno di palazzo Cittanova per promuovere la candidatura di Andrea Orlando segretario del Pd al posto di Matteo Renzi e quindi cambiare il partito, rendendolo più aperto alla partecipazione e più pronto ad ascoltare i territori. La sollecitazione del sindaco di Gerre de Caprioli Michel Marchi ha dato un ulteriore tocco di drammaticità. La riforma Delrio si è rivelata disastrosa e anche la Provincia di Cremona è in tale deficit che stenta a compiere le opere necessarie. La stessa manutenzione stradale è diventata troppo costosa: la Provincia potrebbe quindi cedere le sue strade ai Comuni. Gerre de Caprioli, ad esempio, riceverebbe il compito di manutenere 15 chilometri d’asfalto senza averne i soldi. E’ uno degli argomenti che hanno fatto salire la tensione all’interno del Pd. La crisi più grave è quella del ponte Verdi di San Daniele Po, dove occorre ormai la ristrutturazione delle travi, non solo dei giunti, visto il grave stato di ammaloramento. I lavori però dovrebbero essere svolti contemporaneamente dalle Province di Parma e di Cremona, possibilmente in luglio e in agosto, evitando così la crisi delle imprese attive su entrambe le sponde. Nel frattempo ci sono già stati alcuni licenziamenti. Una crisi inaccettabile per i Comuni del territorio, che per domani mattina hanno convocato una serie di riunioni, a San Daniele, Zibello e Roccabianca. E’ atteso anche il sottosegretario Luciano Pizzetti. Cinque anni fa, quando il sindaco di San Daniele Po Davide Persico avvisava dello stato di ammaloramento del ponte Verdi, veniva ignorato o criticato dalla stessa Prefettura di Cremona, per l’eccessivo allarmismo, anche se verificava il peggioramento della sicurezza passando in barca sotto il ponte. Cremona però ha taciuto fino all’ordinanza di chiusura emessa in questi giorni dalla Provincia, mentre al contrario Parma lascia aperto il traffico, Cremona lo chiude. Oggi Cremona ha messo dei cartelli di chiusura anche in territorio parmense. Le riunioni di domani intendono porre fine al caos. Per fare i lavori di ristrutturazione occorre però un milione di euro, atteso dalla provincia di Parma: soldi ancora fermi a Roma.

Banalizzare il 25 aprile

La Liberazione dal nazi-fascismo è un evento, non un semplice fatto storico fra gli altri, bensì evento continentale e mondiale che offre la possibilità di comprendere un periodo storico di lunga durata. A partire dalla Liberazione si può definire l’ordinamento politico ma anche lo stile di vita che si è sviluppato successivamente, così come a partire dalla Rivoluzione francese e da altri eventi storici. Viene spontaneo tentare di legittimare un ruolo sociale e politico nella sequela di un evento storico: è una trappola che lo spirito umano tende alla stessa razionalità – in una sorta di dialettica trascendentale – che però non può essere accreditata come generatrice di conoscenza o validità morale, benché sia questo l’obiettivo. E’ un’opera di sostituzione continua degli eventi, una metafmorfosi che la “seconda natura” (l’abitudine, le scelte di ogni giorno). Il sindaco di Cremona ha proposto un’operazione del genere – questa è una descrizione, non è una critica – la politica, necessariamente assetata di consenso, procede solitamente così, trascinata da un sentimento di comunanza e assimilazione che tende a omogeneizzare): attualizzare il 25 aprile nella vita di ogni giorno, nel dovere compiuto senza cedere alla rassegnazione, perché dipende da ciascuno contribuire a modificare stili di vita, leggi, comportamenti sociali diffusi, in breve la storia. Ciò che fa veramente storia non dipende però dalla moralità diffusa, per quanto lodevole, come negli episodi di vita individuale segnalati dal sindaco: non ci sarebbe storia e non esisterebbero grandi eventi se la realtà della Rivoluzione francese fosse composta da infiniti piccoli gesti quotidiani, che la renderebbero invisibile. Il discorso galimbertiano merita invece di essere apprezzato sul piano morale. La storia, quando trasforma la vita dell’intera umanità, è troppo più grande delle scelte individuali, senza le quali procederebbe comunque. Non si può sostituire la storia con la morale, anche se le intersezioni sono inevitabili, per quanto marginali.

 

Segue il testo del discorso del sindaco di Cremona Gianluca Galimberti

“Non rassegniamoci al ‘è tutto uguale’ o ‘non cambia niente
Noi nuovi resistenti in questo 25 aprile e ogni giorno raccontiamo speranza”

Certamente il 25 aprile è un insieme fortissimo di valori. Certamente il 25 aprile rappresenta ideali altissimi a fondamento del nostro Stato, della nostra comunità, della nostra convivenza. Ma non sarebbe nulla, se il 25 aprile non fosse “persone”. Sì, il 25 aprile per essere vero è innanzitutto storie di persone. E poiché il 25 aprile è un motore che genera coraggio di azione, il 25 aprile non è solo storia di persone che allora combatterono per costruire democrazia, per dare libertà, ma è anche e per certi versi soprattutto (perché questo è il frutto del 25 aprile) storia di persone che negli anni dopo ed anche oggi continuano a vivere e a far vivere questa battaglia. Allora oggi vorrei raccontare alcune di queste storie.

Il 25 aprile è la mamma che abbiamo incontrato in una corsia di ospedale: stava accanto alla figlia in terapia intensiva. Il 25 aprile è tutti quelli che stanno accanto, nel silenzio delle nostre case, nelle corsie dei nostri ospedali e nei luoghi di cura delle fragilità.

Il 25 aprile è Omar, bambino africano morto nelle acque di Sicilia. Oh, non vorrei certo che qualcuno dicesse “il solito pietismo”, ma il pietismo è distrutto da lui, dal suo corpo, dalle sue mani e dal suo sangue: Omar è morto nelle acque del canale di Sicilia a pochi mesi dalla nascita. Siamo tutti per la sicurezza e il realismo. Anzi lo siamo solo se capiamo fino in fondo che il 25 aprile è anche Omar e sua madre, che l’ha tenuto stretto in braccio fino a quando ha potuto, perché per lui desiderava un futuro diverso.

Il 25 aprile sono i giovani che abbiamo sentito prima e poi per favore non continuiamo a dire che tutti i giovani oggi non sono più … non sono più cosa? Forse siamo noi adulti innanzitutto a doverci fare qualche domanda. Ma, ragazzi, una domanda anche a voi voglio porla: sapete quale carico di responsabilità consegnano a voi, oggi, le parole che avete detto? Perché le parole di senso cambiano la vita, la modellano se sono vere e, se lo sono, rendono la vita simile ai significati che contengono. Certo, so che lo sapete.

Il 25 aprile è un imprenditore che mi ha raccontato che si impegna fino in fondo perché crede nel suo lavoro e vuole investire e innovare, anche perché ha a cuore le famiglie di quelli che lavorano con lui. Il 25 aprile è tutti quelli che lavorano con intelligenza e slancio innovativo perché hanno a cuore il bene dell’altro e degli altri.

Il 25 aprile è il sindaco che ho conosciuto di un paese qui vicino, che lavora e cura la sua comunità e affronta ogni giorno piccole e grandi sfide, assumendosi rischi. Perché il 25 aprile è la storia di tante persone nelle istituzioni del nostro paese, che ancora oggi danno tutto se stessi perché la comunità stia meglio e sanno assumersi rischi e responsabilità personali.

Il 25 aprile è l’insegnate, il professore e la maestra che sanno che la scuola è luogo essenziale della comunità e per i loro ragazzi danno tutto se stessi. Il 25 aprile è la storia di tutti quelli che credono nell’educazione, perché credono nel futuro.

Il 25 aprile è don Pino Puglisi, Piersanti Matterella, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, il giudice Livatino, Peppino Impastato, Giorgio Ambrosoli … Il 25 aprile è tutti quelli che hanno fatto il loro dovere, semplicemente e grandiosamente il loro dovere fino alla fine, fino al dono della vita. E non vanno lasciati soli, mai, nel ricordo e nell’azione.

Il 25 aprile è quel giovane cremonese, Michele, che l’altro giorno ha moderato una presentazione di un bellissimo libro in palazzo comunale: studia a Parigi e crede nell’Europa unita e forte. Il 25 aprile è chiunque oggi, proprio oggi, ricordando i giorni bui di un’Europa spezzata e lacerata, pensa e lotta perché l’Europa sia il nostro futuro. E non crede in slogan e populismi vari, ma sa che oggi la nuova resistenza è anche contro proposte miopi e stupide e cariche di odio: abbiamo già visto, l’abbiamo già visto, per favore lo sappiamo che odio genera odio e non risolve nulla, paura genera paura e non risolve nulla, anzi portano degrado e tristezza e morte. Dall’anno scorso l’Europa è più debole e molti non hanno più il coraggio di un pensiero alto, molti scherzano con il fuoco suggerendo ritorni al passato. A noi non fa paura andare contro corrente se serve. Anche questo è il 25 aprile: le persone che hanno dato la vita e che ancora oggi si impegnano per un’Europa unita, un’Europa rinnovata, cambiata, rafforzata, un’Europa di anima e visione, dei popoli e di pace e sviluppo: l’Europa è il nostro orizzonte. E dipenderà anche da noi. Ed è per noi e per i nostri figli.

Il 25 aprile è tutte le persone alle quali consegneremo la nostra Costituzione il 2 giugno in cortile Federico II, nuovi cittadini di un paese che ha in quei primi 12 articoli della nostra Carta Costituzionale un fondamento e una guida, un paese di cultura, orgoglioso della sua storia e aperto, innovativo e spiritualmente forte, con una coscienza civile alta. “Non è così”, qualcuno di voi potrebbe dire? Dipende da noi, rispondo, dipende anche e soprattutto da ognuno di noi.

Il 25 aprile è il partigiano Lupo: l’ho incontrato per la prima volta al Col del Lis. E quando ho saputo della sua morte ho ripensato alle sue lacrime di commozione, mentre ricordava i suoi compagni, quelli morti allora e quelli sopravvissuti. Allora mi disse: “Sono rimasto l’ultimo”. Ora anche lui ha raggiunto i suoi compagni. Mi sono chiesto se mi sia chiaro fino in fondo che cosa voglia dire essere disponibile a dare la vita per la comunità in un periodo come quello, dare la vita perché le cose siano più giuste, perché ci sia democrazia. Forse non lo capisco fino in fondo e quelle lacrime di Lupo devono aiutarmi e io devo ricordarmele sempre, per incidere nella mia coscienza che celebrare il 25 aprile è cosa seria e anche dura e ci sbatte in faccia, oggi, le nostre responsabilità nei confronti degli altri e della comunità. E allora oggi dico a Lupo e ai suoi compagni: noi ci impegniamo, perché noi ora possiamo continuare una storia di liberazione e coraggio. Fino in fondo.

Il 25 aprile è quella signora anziana che ho incontrato qualche mese fa in una casa di cura e mi ha detto: “Oggi serve avere speranza”. “E io ce l’ho”, mi ha detto sorridendo. Anche noi Signora, anche noi: oggi, in questo 25 aprile, anche noi signora abbiamo speranza. Anzi questo 25 aprile possiamo essere noi, la nostra speranza, il nostro coraggio, le nostre storie. Gridiamolo e raccontiamolo ogni giorno a casa, al lavoro, con gli amici, a scuola, in politica. Non stanchiamoci mai, non pieghiamoci alla rassegnazione del ‘è tutto uguale’ o ‘non cambia niente’. I resistenti di allora ce lo hanno insegnato, cambiando la storia con la propria vita. Siamo, insieme, i nuovi resistenti. E per questo diamo tutto noi stessi.

Buon 25 aprile a tutti. Viva l’Italia e viva l’Europa!

 

 

Galimberti col Dunas contro tutti

“Il Comune di Cremona non c’entra niente con questo ricorso al Tar che è rivolto contro la Regione e il Consorzio: il Comune è stato attaccato e si difende, di fatto però non è schierato: si costituisce in giudizio per spiegare le proprie ragioni”. Ecco la prima spiegazione arrivata dal Comune, apparentemente tutt’altro che politica. Parleranno gli avvocati appetto i giudici amministrativi: tra Cremona e Crema, però, s’intesse una strategia, tra il forzoso e lo spontaneo, che si scontra frontalmente con il coacervo cremasco, consolidatosi fra centrodestra ed estrema sinistra, che non vuole far pagare ai cittadini cremaschi una tassa (“contributo di bonifica”) che in realtà toccherebbe ai cremonesi versare. Per le elezioni comunali di Crema si ravviva così il fronte del No.

 

CREMONA Mentre si rafforza la lotta di 38 Comuni cremaschi – esclusa Crema – contro il balzello del consorzio di bonifica Dunas, la giunta Galimberti ha dato un chiaro segnale in direzione contraria. Il Comune di Cremona infatti ieri si è costituito in giudizio contro il Comune di Soncino e i più di trenta altri Comuni che hanno fatto ricorso al Tar contro il Dunas, la Regione e lo stesso Comune di Cremona, che si trova così schierato assieme al consorzio di bonifica più criticato e alla Regione, con la quale l’allineamento negli ultimi tempi risulta sempre più stringente. Atto dovuto, per la giunta Galimberti, dato che l’amministrazione il 9 marzo ha ricevuto la notifica del ricorso, che chiede l’annullamento sia della delibera di giunta regionale che approva il piano di classificazione del consorzio, sia della delibera del consorzio che rende operativo il piano di classificazione. E’ un piano che, stabilendo i valori degli immobili, permette di iniziare l’operazione di tassazione. Ai proprietari di immobili e imprese viene chiesto un contributo di bonifica, per pagare gli oneri degli opere del consorzio, delle quali però più di trenta Comuni, guidati dal sindaco di Soncino Gabriele Gallina, non vedono il reale beneficio per i loro residenti. Tassa ingiusta allora. Il Comune di Cremona da un lato si definisce “contro-interessato” dal ricorso al Tar, dall’altro lato non ci sono atti o delibere municipali di cui i ricorsisti chiedono l’annullamento. Cremona sembrerebbe quindi solo un bersaglio polemico dei ricorsisti, tuttavia ha scelto di spiegare le proprie ragioni direttamente al Tar, scegliendo una posizione di parte ritenuta obbligatoria. In altre circostanze il Comune non si è costituito in giudizio.

Poche ore dopo la decisione della giunta Galimberti, Casale Cremasco diventava la capitale della lotta al Dunas, che raccoglie gran parte del fronte del No al referendum costituzionale. Come ha ricordato Giacomo Della Volta, coordinatore dei Consorzi irrigui locali, i cremonesi contraddittoriamente non pagheranno la tassa: al posto loro saranno chiamati i cremaschi a contribuire, ma dopo le elezioni. Ieri all’assemblea di Casale c’era anche il candidato sindaco del centrodestra Enrico Zucchi, oltre ai 5 stelle, che con Rifondazione fa del ricorso al Tar una questione di identità e di lotta popolare. Crema e Cremona però non sono allineate fra loro. Il sindaco di Crema Stefania Bonaldi ritiene che per la terzietà della pubblica amministrazione non è corretto che i Comuni si schierino, perché gli interessi dei consorzi sono legittimi. La tassa che arriverà ai cremaschi sarà nella maggior parte dei casi di poco superiore ai 10 euro: nulla più che una montatura politica, quindi, per la sindaca Bonaldi.

Turismo ideologico, un’ossessione

Fino a qualche anno fa Cremona andava fiera del proprio effettivo rango di capitale dell’agricoltura, ma l’ideologica renziana e del Pd ultimamente, sullo slancio della donazione arvediana del museo del violino, da qualche anno insiste sul turismo, e proprio mentre la metamorfosi dell’agricoltura in agroenergia ha cambiato l’identità storica del territorio e lo stesso fiume Po non è stato rinaturalizzato. Lo spaesamento indotto, rispetto alla condizione umana, si fa pesante e produce un altro fattore angoscioso: l’atteggiamento ipercritico delle minoranze, mentre la giunta procede imperterrita.

 

CREMONA Cremona, anni fa orgogliosa della propria produzione agroalimentare, non è mai stata considerata città di particolare vocazione turistica, eppure il martellamento della giunta Galimberti sembra incontenibile, tanto da risuonare con fierezza inusitata anche nella risposta all’interrogazione scritta di Lucia Lanfredi dei 5 stelle, infittita dalle domande su un’assunzione maturata in pochi giorni presso l’ufficio Informazioni turistiche.

Gli assessori Barbara Manfredini e Maurizio Manzi proclamano l’importanza strategica dell’ennesimo vicedirigente, rivendicano anche d’aver dato chiarimenti nell’ultimo incontro sindacale di trattativa quando il coordinatore delle rsu Giorgio Salami invece ha lamentato che non sono nemmeno noti i criteri con cui l’amministrazione valuta il personale, e che l’assunzione non era concordata. Addirittura le politiche del turismo e dell’incremento della capacità ricettiva della città rappresentano una priorità, sostengono Manfredini e Manzi, “sia per l’amministrazione che per tutti i soggetti sociali, economici e politici sul territorio” e così il Comune vanta d’essere uno dei pochi in Italia ad essersi preso interamente le competenze di settore dell’ente Provincia. Tempi, modi e cambi di contratto sono giustificati e per la giunta non c’è nulla da recriminare. Le minoranze però sono molto perplesse, anche perché lo stesso ufficio turistico segnala un aumento dei flussi ma con un calo degli stranieri e un numero rilevante di cremonesi. Ancor prima della risposta ai grillini, l’ex assessore Maria Vittoria Ceraso aveva già presentato un’altra interrogazione, stavolta sulla mostra di Janello Torriani presso il museo del violino, perché il sindaco ha esultato per il dato dei visitatori – 22mila dal 10 settembre al 29 gennaio – senza però dire quali sono stati i costi e i dati dettagliati sui visitatori, ad esempio quanti sono stati i biglietti omaggio. Infatti ad alcuni ipercritici i conti non tornano: l’incasso appare inferiore al totale del prezzo dei biglietti. L’inarrestabile giunta Galimberti però prepara già la risposta.

Piscina in appalto, rischio boicottaggio

CREMONA A prima vista le migliorie della bozza di bando presentate ieri dall’assessore Mauro Platé in commissione sport, in una riunione a porte chiuse, sembrano favorevoli per il Comune e anche per le società sportive, come le canottieri, che dovrebbero avere a disposizione più spazi acqua. In realtà si profila all’orizzonte un’aspra guerra tra canottieri e piscina comunale. Infatti la canottieri Baldesio, d’accordo con altre società, potrebbe riuscire a pagare i costi per la copertura di una sua piscina olimpica, in modo da poterla usare e affittare anche d’inverno.

Con questa soluzione gli atleti delle canottieri non frequenterebbero più la piscina comunale, sottraendo quindi una parte considerevole dell’utenza. Questo significa che, se il bando comunale per l’appalto di 25 anni venisse vinto da Sport Management, che delle canottieri è diretta concorrente sul piano sportivo, allora le canottieri per sopravvivere non si farebbero più vedere in piscina. L’effetto sarebbe un problema economico per il gestore privato, che di conseguenza, secondo le norme del project financing, dovrebbe essere risarcito dal Comune. Per ora si tratta di ipotesi, ma ipotesi di una vera e propria lotta per la sopravvivenza: sabato 25 si riunirà l’associazione delle canottieri, che raggruppa le società sportive non solo rivierasche, per stabilire un programma unitario. Dall’opposizione intanto Marcello Ventura, (dei Fratelli d’Italia) prepara un’interrogazione scritta per avere chiarimenti sulle migliorie del bando presentate ieri. L’assessore Platé infatti ha parlato di una fidejussione per il 30% a carico del Comune, quando per Ventura dovrebbe essere interamente a carico del privato, trattandosi di un appalto. Inoltre il Comune ha proposto 510 ore/corsia di spazi acqua settimanali riservati alle società cremonesi a prezzi estremamente calmierati. Non è chiaro alle opposizioni però chi paghi i prezzi calmierati: di nuovo il Comune? Il timore, in sintesi, è che l’amministrazione si esponga a un appalto troppo oneroso per il bilancio pubblico e troppo vantaggioso per il gestore privato. Nella proposta modificata ieri, riferita sempre alla costruzione del bando, non ai rapporti con Sport management, i lavori a carico del gestore arriveranno a 1 milione e 704mila euro oltre agli oneri finanziari. Il contributo annuale del municipio al privato potrà essere ridotto di 20mila euro, arrivando quindi a 210mila annui per 25 anni, se il volume d’affari raggiungerà una certa quota. E l’opposizione chiederà controlli e verifiche.

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Trump, un ostacolo alla democrazia

Trump è evidentemente un ostacolo alla democrazia, un razzista nazionalista che parla in nome di un popolo che esiste solo nella sua immaginazione insensibile. Che vuol dire “compra americano”? Porte chiuse, altro che vittoria del popolo. “Assumi americano” vuol dire pregiudizio, razzismo, porte in sbattute in faccia al merito, alla bravura, alla qualità se parla una lingua straniera. Incredibile poi sentir dire da certi commentatori-bidone e da arruffoni in preda al caos morale che, vincente Trump, si innesca una dinamica di rinnovamento della sinistra, com’è riuscito a scrivere Zizek. Questo vuol dire speculare su chi pagherà cara la vittoria di un capitalista vendicativo come Trump. Si innesca un pericolo e basta. Trionfano le idee peggiori che ci siano, il Medioevo più torbido celebra oscuri fasti. Un individuo simile andrebbe costretto alle dimissioni o messo in condizioni di non nuocere, lui e la sua corte dei miracoli di estremisti di destra. Non ci sarà alcun rinnovamento democratico, nessuna maggior forza del “popolo”, che è composto da persone diverse tra loro e dal leader, e che meritano di non essere considerate una massa da guidare dall’alto in nome di obiettivi generici e ostili. Quando idee così astratte sono proclamate da chi detiene il potere allora manca rispetto per la realtà

Percorso casa lavoro, nuovo progetto Comune-Arvedi

L’impegno del gruppo Arvedi a realizzare un percorso sostenibile casa-lavoro, nel tratto Spinadesco-Cavatigozzi, è previsto dal decreto di Via, la Valutazione d’impatto ambientale concessa dall’amministrazione provinciale, ma potrebbe essere portato a termine con il cofinanziamento del ministero dell’Ambiente, sempre che il progetto vinca il bando nazionale dedicato proprio alla mobiilità sostenibile, sia casa-scuola che casa-lavoro. Ne ha parlato l’assessore cremonese Alessia Manfredini durante l’ultima riunione della commissione ambiente, il 6 dicembre. Il gruppo Arvedi è tra i 14 privati intenzionati a partecipare con il Comune di Cremona, e altri enti locali, al bando nazionale. La Valutazione d’impatto ambientale positiva è stata concessa ritenendo che nel complesso, per un periodo ragionevolmente lungo e su un territorio vasto, l’impatto dell’acciaieria sia sostenibile. Lo è veramente? Può un’acciaieria non inquinare in una zona agricola, senza vento, vicina alle case? Sono state svolte altre considerazioni che hanno dominato l’intera civiltà occidentale: gli Stati progrediti sono convinti che le industrie, come tutte le fonti di emissioni inquinanti, siano compatibili con l’esistenza della natura. La specie umana ha compiuto un atto di fede, visti i risultati. La specie umana ha accettato il fatto di essere indissolubile dallo sviluppo economico industriale, anche a rischio della distruzione del pianeta.

La Via è stata decretata per consentire l’aggiornamento dei dati di produzione dell’acciaieria, perché l’industria di via Acquaviva produce più di quanto previsto dall’Aia. Quindi è aumentata anche la produzione di rifiuti e di emissioni inquinanti. Ma ci sono sistemi di contenimento. I rifiuti sono in parte considerati per legge sottoprodotti: non sono più puliti, ma possono essere lavorati e utilizzati in particolare come sottofondo dei sedimi stradali. I fumi possono essere captati e trattati, e fuoriuscire più puliti.

Il percorso casa lavoro, tra Spinadesco e Cavatigozzi, se Cremona vincerà il bando, sarà realizzato però con una quota di spesa pubblica a carico del ministero. Infatti Cremona concorre al bando nazionale come capofila, assieme ai Comuni di Crema, Bonemerse, Gerre de’ Caprioli, Gussola, Malagnino, Sesto ed Uniti, Spinadesco e Vescovato, poiché senza una rappresentanza minima di 100mila abitanti non si possono presentare progetti.

Il costo complessivo del progetto cremonese è di un milione e 581mila euro, di cui il 40% (644mila euro) a carico degli enti locali e dei loro partner privati e pubblici, il resto è a carico del ministero. Il solo impegno del Comune di Cremona è di 112mila euro.

La ciclabile Cremona Cavatigozzi non rientra nel progetto casa lavoro e casa scuola: viene costruita interamente a spese del Comune di Cremona, che la realizza in proprio.