Categoria: lettere, opinioni, comunicati

Cresce la febbre del turismo a Cremona

Novità all’Ufficio turistico: aperto 7 giorni su 7 e più servizi

Impegno del Comune per ampliare i servizi turistici a favore della città e del territorio

 

Novità all’Ufficio turistico di piazza del Comune. All’interno della riforma dedicata ai punti di informazione turistica prevista dalla legge regionale, l’Ufficio Informazioni ed Accoglienza Turistica, di cui il Comune di Cremona ha assunto le funzioni l’anno scorso, si candida ad essere uno dei nuovi Infopoint caratterizzato con il nuovo brand InLombardia. Con alcuni importanti elementi innovativi. Innanzitutto l’orario di apertura. Dal primo marzo l’Ufficio turistico è aperto 7 giorni su 7 con il seguente orario: dal lunedì al venerdì 9.30 – 13 e 13.30 – 16.30, sabato e domenica dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 17. Le ore di apertura aumentano così dalle attuali 33,5 a 42. Un ulteriore sviluppo dell’orario di apertura verrà previsto con il prossimo affidamento del servizio che dovrà partire da luglio 2017.

Aumentano le ore e aumentano i servizi. All’Ufficio turistico da marzo si può acquistare l’abbonamento Musei Lombardia che permette di accedere liberamente ai musei, residenze reali, ville, giardini, torri, collezioni permanenti e mostre di Milano e della Lombardia aderenti al circuito. L’ufficio turistico è diventato l’unico punto di emissione del ‘Passaporto InLombardia’, iniziativa promossa dalla Direzione Turismo di Regione Lombardia con la finalità di stimolare il turista a visitare più luoghi lombardi.

Novità anche su interventi strutturali e promozione degli eventi agli operatori turistici. Inoltre, entro giugno è prevista la pubblicazione di un bando ad evidenza pubblica per la co-gestione dell’Infopoint che permetterà di ampliare ulteriormente l’offerta dei servizi.

Ed è già in programma la costruzione di un nuovo sito del turismo.

Infine, a breve, sarà perfezionato l’affidamento della gestione del WI-FI federato con Regione Lombardia per ampliare gli hot spot di connessione gratuita.

“Sono novità davvero importanti che testimoniano l’impegno del Comune per ampliare i servizi turistici a favore della città e del territorio – il commento dell’Assessore alla Città vivibile e Rigenerazione urbana Barbara Manfredini – La sinergia tra cultura e turismo è vincente”.

Generoso regalo di Beppe Sala all’Astaldi per la M5

Quanti soldi ATM è ancora disposta a spendere, magari tagliando  corse e servizi,  per non perdere la gara che si terrà tra un anno? Togliere dalle casse comunali 69 milioni per evitare  un competitor in casa ad ATM per la futura gara milanese per il trasporto locale è un costo eccessivo e dimostra la debolezza competitiva di ATM. La baruffa tra FS e ATM (Comune di Milano) evidenzia le caratteristiche sbagliate del Project financing adottato per realizzare la M5. Secondo la prassi internazionale il capo progetto e mandatario, Astaldi, doveva accollarsi per almeno 10 anni  il rischio di eventuali errori nella costruzione dell’opera. Astaldi  invece ha avuto  la possibilità di sfilarsi dall’azionariato dopo due anni. beppe-sala-1
L’ente pubblico , il Comune di Milano,  si è così fatto carico di tutti i rischi.
 Per il costo miliardario dell’opera si è ricorso ad  un finto Project . Con l’acquisto del 36,7%,  per un non trascurabile prezzo di 69 milioni di euro (140 miliardi di vecchie lire), perdono entrambi i contendenti, ATM e FS.  Toglieranno le castagne dal fuoco ad Astaldi, che si sarebbe dovuta accollare tutti i rischi, compreso quello  dell’usura degli 800 metri di curva in galleria tra le stazioni di Zara e di Garibaldi visto che, sulla linea,sono già stati effettuati diversi e costosi interventi di manutenzione. 
 Le FS o l’ ATM, cioè lo Stato o il Comune, acquistando la partecipazione  dalla Società Concessionaria, si accollano tutto il rischio dell’opera, come  se l’avessero realizzata con un appalto tradizionale. In tal modo è venuta  meno la ragione principale per il ricorso al Project, minimizzare le risorse pubbliche impegnate e non far ricadere totalmente l’investimento sulla spesa pubblica. 
 
Dario Balotta responsabile trasporti Legambiente lombardia
 

Oneri di urbanizzazione, agevolazioni per l’edilizia e le imprese

Continuano le agevolazioni per stimolare il comparto edilizio ed imprenditoriale in città. Dopo la riduzione degli oneri di urbanizzazione per negozi di vicinato, ristoranti, bar, attività culturali e quella legata ai valori di monetizzazione delle aree per riqualificazione e recupero del patrimonio edilizio e attività commerciali in centro storico (-20%), la Giunta, su proposta dell’assessore al Territorio Andrea Virgilio, ha predisposto una nuova serie di agevolazioni. La proposta di delibera passa ora alla competente commissione consiliare per approdare poi in Consiglio comunale.

Sono innanzitutto confermati gli oneri di urbanizzazione base e viene estesa all’attività di “commercio all’ingrosso” la categoria “attività alberghiera, pubblici esercizi, strutture ricettive (ad esempio palestre, centri benessere, istruzione – formazione assistenza privata, ecc.), attività culturali – politiche sindacali, commercio di vicinato”.

Viene rimodulato il sistema delle premialità per quanto riguarda l’efficienza energetica delle costruzioni con una progressiva riduzione degli oneri di urbanizzazioni e smaltimento rifiuti in base alla nuova classificazione introdotta dalla vigente normativa: 10% per quelli certificati in classe energetica B; 15% per quelli certificati in classe energetica A1; 20% per quelli certificati in classe energetica A2; 25% per quelli certificati in classe energetica A3; 30% per quelli certificati in classe energetica A4.

Confermata l’ulteriore possibilità di abbattimento degli oneri di urbanizzazione per il riconoscimento dello “status” di ecosostenibilità dell’edificio denominato “eco” cumulabile con quelli previsti per la classe energetica: 3% per utilizzo materiali ecosostenibili in percentuale superiore al 50%; 3% per la realizzazione/installazione di impianto per il recupero dell’acqua piovana; 2% per impiego di fonti rinnovabili in percentuale superiore al 20% rispetto a quanto già previsto dalla legge.

E’ prevista inoltre l’estensione della gratuità del contributo di costruzione agli interventi localizzati negli ambiti AC (Ambiti delle cascine) del Piano di Governo del Territorio in considerazione della particolare natura degli edifici compresi in tali ambiti. Rimangono inalterate le riduzioni sugli oneri di urbanizzazione base già previste per le aree del Porto Canale di Cremona e gli incentivi previsti nei “Pacchetti localizzativi”.

Per la salvaguardia del territorio è infine prevista l’applicazione della maggiorazione del 5% del contributo di costruzione per gli interventi che sottraggono superfici agricole, che sarà trasferito ad apposito fondo regionale destinato a interventi forestali di rilevanza ecologica e di incremento della ambiente naturale.

Gazebata della Lega

La Lega Nord di Cremona organizza una gazebata per la “Giornata del tesseramento”, gli appuntamenti sono: sabato 18 a Cremona Galleria XXV Aprile dalle 09:30 alle 12:30 e a Genivolta in Via Roma angolo Via Delma (ex pesa pubblica) dalle 14:00 alle 17:00; domenica 19/02 a Cremona in Corso Campi dalle 09:30 alle 12:30, a Soresina in Piazza Garibaldi dalle 09:00 alle 12:00 e a Soncino in Piazza Garibaldi dalle 09:00 alle 12:00.

Il gruppo macellai della Confcommercio propone un grande parcheggio in centro a prezzo basso

Disagio, quasi disperazione: il mondo del commercio cerca con ansia una salvezza dall’abbandono. Manca un progetto complessivo che rilanci Cremona, tutta intera, non solo la cultura tanto cara alla cerchia galimbertiana, concentrata sul violino. Il disegno non c’è, non è stato individuato nemmeno l’avversario con cui competere, e nemmeno è chiaro perché un lombardo dovrebbe venire a Cremona, se non per lo stretto necessario a visitare il solito museo e poi andarsene rapidamente. Segue la nota di Giancarlo Ruggeri, presidente del gruppo Macellai di Confcommercio.

È inutile girarci intorno, se non si fanno interventi strutturali non si risolve il problema della rigenerazione del centro. Perché la gente dovrebbe venire in città? Cosa offre Cremona? Ce lo vogliamo chiedere? Non è sufficiente organizzare eventi quando non si sa dove parcheggiare. La gente chiede una città accessibile, vuole la comodità, non vuole parcheggiare in prima periferia e raggiungere il centro a piedi. O, semplicemente, riuscire a parcheggiare dopo aver girovagato tra tutte le vie del centro alla ricerca di uno stallo libero. Trovi uno spazio e sei fuori dalle linee di qualche centimetro e vieni immediatamente multato. E’ ora di riflettere seriamente, bisogna pensare ad un grande parcheggio in centro che sia facilmente accessibile, che abbia prezzi contenuti. Si potrebbe, ad esempio, studiare un multipiano sotto i giardini pubblici. Ci vuole coraggio ad affrontare la questione ma è inutile girarci intorno con palliativi che non servono a nulla, se non a buttare soldi inutilmente. Perché in questo modo non si risolvere alcun problema. Non serve molto per capirlo, basta guardare a quello che hanno fatto altre città. Si tratta, naturalmente, di grandi investimenti. Ma non è un investimento per realizzare un parcheggio. Serve a rilanciare il centro e a valorizzare la città. Solo così che si possono risolvere le cose. Le soluzioni a metà, spesso, anziché migliorare le cose finiscono con il peggiorarle. Prendiamo, come esempio, via Dante. Quanti soldi sono già stati spesi in studi, progetti, ritocchi, modifiche alla viabilità e sono risultati soldi buttati? Si sono alternare tre Giunte e quasi la questione è dimenticata. Eppure, sin da subito, si sapeva che in un progetto non concluso le criticità avrebbero superato i vantaggi. La soluzione è e resta una sola: intervenire con il progetto iniziale, cioè togliere lo spartitraffico centrale alla via. Altre soluzioni non esistono. E’ inutile girarci attorno. Torno all’idea che ho già espresso: solo con interventi strutturali si possono risolvere le cose, ma ci vuole coraggio, quello che manca ultimamente alle amministrazioni, a quella attuale e a quella precedente. Facendo interventi seri e strutturali io sono convinto che anche l’imprenditore locale e il commercio vedrebbero in modo diverso il futuro della città, affrontandolo con spirito diverso dalla rassegnazione. Il Centro è il cuore pulsante di una città, non si può paragonare il centro storico con la galleria di un centro commerciale. Può essere una alterativa concreta solo se ci rassegniamo ad un centro città irraggiungibile, disincentivante e in continuo declino. Non bastano le buone intenzioni. La politica sia la prima a volere (e a realizzare) il rilancio del centro e di Cremona.

Foibe, L’altra Lombardia contro il revisionismo storico

FOIBE: LA VERITA’. CONTRO IL REVISIONISMO STORICO10 febbraio giornata della falsità
AI FASCIO-NAZISTI e AI REVISIONISTI STORICI VA IMPEDITO CON OGNI MEZZO DI ESPRIMERSI PUBBLICAMENTE SU QUESTO ARGOMENTO!
In coincidenza del 10 febbraio assistiamo ogni anno ad indecorose iniziative ed interventi sulla ‘questione foibe’ che non riflettono la verità e le documentazioni storiche, bensì manifestano posizioni strumentali e storicamente prive di ogni fondamento tipiche del revanscismo nazionalista che ha sempre ispirato i fascisti di ogni risma ed oggi lambisce ampi settori del “centro-sinistra”. A Milano, quest’anno i fascisti vogliono commemorare il giorno della memoria, tra l’altro, in una sede storica della sinistra. Non solo occorre impedirlo in modo militante, ma vanno denunciate anche come subdole, superficiali, ignoranti e pericolose le dichiarazioni-lamenti della così detta “sinistra per Milano” e di altre aree di sinistra che a parole si oppongono ai fascisti, ma poi politicamente condividono le aberrazioni e falsificazioni sulle foibe, senza premurarsi di informarsi sui documenti storici reali. Ricordo che nel 2008 la mia associazione SU LA TESTA con altri gruppi si vide negata la sala della Provincia dall’allora assessore Barzaghi del PRC, dopo che questi aveva addirittura aderito all’iniziativa. Chi fece pressione per negarcela??? Sicuramente le sedicenti associazioni degli esuli, ma non furono estranee le pressioni dei partiti sedicenti progressisti “di sinistra”. Ricordo anche che fu proprio Bertinotti all’inizio degli anni 2000 a sdoganare le tesi revisioniste sulle foibe.

In questi anni il revisionismo (di destra e di “sinistra”) ha fatto carte false pur di deformare, falsificare e cancellare la storia. Nel nome della “pacificazione” e della costruzione di un’artificiosa “memoria condivisa” viene condotta una campagna di stravolgimento della verità storica, tesa alla sistematica assoluzione del fascismo e alla denigrazione di chi lo ha realmente combattuto – in particolare dei comunisti, i quali ebbero un ruolo fondamentale nell’antifascismo e nella Resistenza – arrivando alla vergogna di mettere sullo stesso piano nazi-fascisti ed antifascisti, repubblichini e partigiani, combattenti per la libertà ed oppressori o, peggio ancora, presentando i carnefici come vittime e martiri e i perseguitati come aggressori.
Con l’istituzione della “Giornata del Ricordo” del 10 febbraio, questa campagna ha avuto anche il suo appuntamento ufficiale in cui i cosiddetti “infoibati” vengono presentati come martiri “solo perché italiani”. Si tenta cinicamente di sfruttare il sentimento d’appartenenza nazionale per riproporre l’infame connubio tra fascismo e Italia e una visione nazionalista e sciovinista della storia e della realtà. Il tutto avallato dall’ex presidente della Repubblica Napolitano, che non solo ha straparlato di barbarie ed espansionismo slavo nel definire il movimento partigiano sul confine orientale (che, vogliamo ribadire, fu italiano, sloveno e croato), ma ha anche concesso medaglie ai familiari dei presunti “martiri dell’italianità”, tra cui, ad esempio, Vincenzo Serrentino, giustiziato dopo regolare processo in quanto criminale di guerra ricercato dalle Nazioni Unite.
Questa ri-scrittura della storia è, tra l’altro, funzionale allo sdoganamento politico e ideologico delle attuali organizzazioni fasciste e della destra radicale, che sono considerate ormai, da parte del centro-destra e non solo, come partner politici ed elettorali del tutto legittimi.


Queste formazioni sono facili strumenti da utilizzare contro i movimenti politici e sociali non omologati e non compatibili con l’attuale sistema politico, come dimostra il crescendo di azioni squadristiche sempre più gravi come quella di Cremona del gennaio 2015 contro il compagno Emilio. Molto grave è il fatto che tutti gli anni i prefetti e i questori di alcune città autorizzino iniziative sulle foibe promosse da organizzazioni fasciste e di estrema destra come casa Pound e Forza Nuova. Questi burocrati dello stato disattendono tutte le disposizioni legislative che impediscono attività e riti di stampo fascista.

Si ignora sistematicamente quanto la DOCUMENTAZIONE STORICA ci consegna.

Alla fine della Prima Guerra Mondiale, con il Trattato di Rapallo (1920) e poi quello di Roma (1924), l’Italia acquisì sul suo confine orientale un territorio nel quale abitavano quasi 500.000 tra sloveni e croati. Con l’avvento del fascismo iniziò un processo di assimilazione forzata: vennero progressivamente eliminate tutte le istituzioni slovene e croate, le scuole furono italianizzate, gli insegnanti licenziati o costretti ad emigrare, vennero posti limiti all’accesso degli sloveni nei pubblici impieghi, cambiati i nomi dei luoghi. Questo generò una prima ondata di sentimento anti-italiano.

Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, nel 1941 il regime fascista e quello nazista attaccarono e occuparono quasi tutta la Jugoslavia, lasciandosi andare a uccisioni e brutalità di ogni genere. Vennero approntati, sia nel territorio italiano che in quello jugoslavo occupato, un gran numero di campi di concentramento, nei quali oltre ai detenuti di etnia slava vennero spesso rinchiusi anche migliaia di antifascisti italiani e stranieri di varie nazionalità. Gran parte degli slavi, fra cui anche vecchi, donne e bambini, trovarono la morte per inedia, malattie, torture o soppressione fisica, come peraltro espressamente richiesto da Mussolini, che chiedeva «l’annientamento di uomini e cose».

I primi partigiani jugoslavi iniziarono la loro lotta antifascista sin dal luglio 1941. I nazifascisti tentarono inutilmente in tre riprese il loro annientamento. Il primo tentativo fu realizzato nell’ottobre 1941 e si avvalse anche di vere e proprie azioni terroristiche verso i civili (ad esempio l’eccidio nazista di 7000 abitanti di Kragujevac). Il secondo fu attuato nel marzo 1942, quando il Comando superiore armate Slovenia e Dalmazia (poi detto Supersloda) inviò a tutti i reparti la circolare 3C. Questa circolare conteneva ordini di una ferocia inaudita come, ad esempio: “Internare, a titolo protettivo, precauzionale e repressivo, individui, famiglie, categorie di individui delle città e delle campagne e, se occorre, intere popolazioni di villaggi e zone rurali; si sappia bene che eccessi di reazione, compiuti in buona fede, non verranno perseguiti. Perseguiti invece, inesorabilmente, saranno coloro che dimostreranno timidezza e ignavia”. La terza grande offensiva si svolse nell’estate 1942, sotto la direzione del generale Mario Roatta, e si concluse, come gli altri due tentativi, con grandi massacri di civili, ma senza riuscire a scalfire la forza e il coraggio dei partigiani jugoslavi, ai quali si univano molti partigiani italiani di orientamento comunista.

Si preferisce non ricordare le migliaia e migliaia di civili jugoslavi trucidati dalle truppe italiane nell’ex-Jugoslavia, occupata dal 6 aprile 1941 fino all’ 8 settembre del 1943; si ignorano le migliaia di civili (donne, vecchi e bambini) morti nei campi di concentramento fascisti ad Arbe, a Gonars e in altri campi del centro-nord Italia (per ulteriori approfondimenti consulta la nostra bibliografia e filmografia) 

Si cancellano dai libri di storia e dalle commemorazioni le violenze sistematiche subite in Istria dalla popolazione locale indigena nel corso dell’occupazione fascista (distruzione di Centri culturali e di case del popolo, italianizzazione forzata dei cognomi slavi, imposizione della lingua italiana ecc…)

Si arriva a falsificare la realtà fino a moltiplicare il numero degli infoibati (fra cui moltissimi gerarchi fascisti e collaborazionisti macchiatisi di gravissimi delitti e violenze) e degli esuli, sparando cifre a casaccio e manipolando la documentazione e la ricerca storica, come hanno dimostrato con i loro studi alcuni storici e ricercatori quali Enzo Collotti, Alessandra Kersevan e Claudia Cernigoi. Ad esempio, i 500 infoibati istriani (numero documentato da recenti ricerche) diventano 4 o 5 mila e per alcuni addirittura 30.000 e così a seguire con altre foibe, come quella di Basovizza.

Non si contestualizzano mai i fatti, quasi che le “foibe” fossero un dato impazzito della realtà da usare per la bieca propaganda politica. Perché si vuole speculare sul sangue, sul dolore e sulle vittime di una guerra la cui totale responsabilità ricade sui nazi-fascisti aggressori?

In realtà si tenta di sfruttare cinicamente il sentimento di appartenenza nazionale per riproporre l’infame connubio tra fascismo e Italia, con una visione nazionalista e sciovinista della storia e della realtà.

Si vuole affermare e perpetuare il luogo comune di “italiani brava gente”, ignorando che “dall’unità del nostro paese fino alla fine della seconda guerra mondiale, oltre all’aggressione della Jugoslavia, si sono verificati molti episodi nei quali gli italiani si sono rivelati capaci di indicibili crudeltà.”

(dalla quarta di copertina del libro di Angelo Del Boca “Italiani brava gente?”).

Fra gli episodi, sempre citati da Angelo Del Boca, professore dell’Università di Torino considerato il maggior storico del colonialismo italiano, troviamo: 1000 ostaggi fucilati dall’esercito italiano nel territorio di Lubiana (ex-Jugoslavia) tra il 1941 e il 1943, 35.000 persone deportate in Italia nei campi di concentramento, di cui 4.500 morte nel campo dell’isola di Arbe; le deportazioni in Italia di migliaia di libici, lo schiavismo applicato in Somalia lungo i grandi fiumi, l’impiego in Etiopia dell’iprite e di altre armi chimiche proibite che hanno procurato migliaia di morti e devastazioni indicibili, lo sterminio di duemila monaci nella città conventuale di Debrà Libanos (Etiopia), la consegna ai nazisti, da parte dei repubblichini-fascisti, di migliaia di ebrei votati a sicura morte (Italiani, brava gente? di Angelo del Boca- Ed. Neri Pozza pag.318).

E’ vero che nel corso dell’ultimo secolo altri popoli si sono macchiati di violenze e nefandezze a danno di altri quasi in ogni parte del mondo. Tuttavia solo gli italiani hanno pervicacemente tentato (almeno la storiografia ufficiale) di gettare un velo sulle pagine nere della loro storia, ricorrendo ossessivamente ad uno strumento auto consolatorio: il mito degli “italiani brava gente”. Dietro questo buonismo, in realtà, si sono consumati i crimini peggiori e gli eccidi più barbari…”

Moltissimi capi militari italiani, fra cui i generali Graziani, Badoglio e Roatta, sono stati considerati dalle istanze internazionali criminali di guerra per gli eccidi ordinati e compiuti in Jugoslavia e in Africa orientale (Etiopia, Somalia) e Libia. Ma non hanno mai pagato, perché i governi post-resistenziali non concessero mai l’estradizione, in nome di cinici equilibri internazionali.

La cosiddetta “questione delle foibe”(le foibe – dal latino ‘fovea’ che significa fossa, incavo, apertura del terreno – sono delle cavità naturali per lo più a forma di imbuto rovesciato tipiche del territorio istriano) è stata un po’ il punto di partenza della campagna di denigrazione della Resistenza nel suo insieme. Mentre a Trieste, ed in genere nelle regioni del Nordest, la destra nazionalfascista ha sempre tirato fuori le “foibe” come uno dei propri cavalli di battaglia per propagandare l’anticomunisno e l’odio etnico e politico contro la Jugoslavia, è solo negli ultimi anni che il fenomeno è esploso a livello nazionale, coinvolgendo nella non comprensione del fenomeno anche esponenti della sinistra, arrivando addirittura alle posizioni estreme della dirigenza di Rifondazione comunista bertinottiana che, pur non conoscendo assolutamente l’entità dei fatti, si è arrogata il diritto di condannare senza appello la Resistenza jugoslava, ed i partigiani italiani che con essa hanno collaborato, per dei presunti “crimini” dei quali non solo non vi è prova, ma che dalle risultanze storiche risultano addirittura non avvenuti. Il problema è che di “foibe” si è parlato finora molto, ma a livello di sola propaganda e a sproposito. Per decenni si è parlato di “migliaia di infoibati sol perché italiani”, senza che i propagandisti esibissero le prove di questo loro dire. Per decenni i propagandisti hanno scritto e riscritto sempre le stesse cose, citandosi l’un l’altro e non producendo alcun documento ad avvalorare quanto da loro asserito. Si è giunti, nel corso degli ultimi anni, al fatto che questo “si dice” senza alcun valore storico sia stato avvalorato anche da storici considerati “seri” e “professionali”, in quanto facenti parte degli Istituti storici della Resistenza…”

E’ utile ricordare, inoltre, la posizione di Giorgio Bocca: “L’argomento dei campi di concentramento fascisti è pochissimo conosciuto a livello di opinione pubblica ed è per questa scarsa conoscenza che personaggi come Silvio Berlusconi hanno potuto dire che Benito Mussolini mandava i suoi oppositori in vacanza. Il gioco dei morti è francamente inaccettabile quando risponde a un opportunismo politico come quello attualissimo dei neo fascisti, nipotini di Salò, e allievi di Giorgio Almirante. Ed è inaccettabile anche l’uso sacrale che si fa dei morti per dimostrare che le idee per cui morirono gli uni valgono come quelle per cui morirono gli altri. Nel caso italiano non si tratta di recuperare la storia dei vinti e di correggere quella dei vincitori, ma di ricordare che se si fossero scambiati i ruoli noi non saremmo qui a parlarne, saremmo finiti in massa in qualche lager o in qualche camera a gas e per il lungo futuro del Terzo Reich noi e i nostri figli e nipoti saremmo vissuti, ove non eliminati, in una società barbarica. Altro che vaghe e passeggere distinzioni fra diverse bandiere, diverse idee, diverse utopie: la scelta era fra la schiavitù razzista e la libertà civile, fra la fedeltà cieca alla tirannia e i diritti umani. La pietà verso i morti è antica come il diritto dei loro parenti e amici a ricordarli, ma la pubblica celebrazione coinvolge un giudizio sulle loro azioni da vivi e la celebrazione di quanti, fino all’ultimo, stettero dalla parte del Reich nazista è celebrazione del nazismo”.

Con la giornata del 10 febbraio si istituzionalizza la mitologia di una popolazione italiana cacciata dalla sua terra, quando in realtà i territori dell’Istria e della Dalmazia, che con la Prima Guerra Mondiale l’Italia aveva occupato militarmente, non erano mai stati abitati da popolazioni italiane, se non in minima parte. Dagli anni ’20 il fascismo pianificò e scatenò una violenta campagna volta ad imporre forzatamente l’ “italianità” alla popolazione jugoslava. Quando si parla degli esuli italiani dell’Istria e della Dalmazia non si deve dimenticare che gran parte di questi erano stati impiantati in quei territori artificiosamente dal fascismo e spesso del regime erano stati collaboratori attivi. I fascisti da sempre hanno cercato di far passare la tesi dello scontro tra italiani e jugoslavi; in realtà nella Venezia Giulia vi è stata una resistenza forte e radicata in cui alcune formazioni partigiane jugoslave e italiane operavano congiuntamente contro i nazifascisti (italiani, tedeschi e jugoslavi). La celebrazione menzognera delle foibe cui stiamo assistendo si inquadra in una più ampia campagna di denigrazione della resistenza: la classe dominante (oggi rappresentata dal governo Gentiloni-Alfano ) promuove il revisionismo storico nelle scuole, nelle università, mette in piedi enormi operazioni di intossicazione e manipolazione dell’opinione e delle coscienze. Ne consegue che il principale nemico, in questa lotta, sono: l’intellettuale asservito alla manipolazione della storia, il consigliere comunale che asseconda lo sporco teatrino partecipando a questa o quella commemorazione e l’attuale governo che, in linea con i suo predecessori, promuove la celebrazione della giornata della falsità. All’operazione portata avanti dalla classe dominante, si unisce l’azione di gruppuscoli neofascisti.

Oggi si tratta di contribuire al contrasto del revisionismo storico, superando un’impostazione puramente difensiva della ‘questione foibe’ e dare una risposta culturale e politica determinata e documentata contro le menzogne e le falsità di forze reazionarie e revisioniste dell’area così detta “democratica”.

Si tratta, cioè, di:

 – dare una prospettiva di lettura critica basata sui fatti della storia e della realtà, con particolare riferimento alle avventure coloniali e imperiali dell’Italia prefascista e fascista;

– valorizzare il ruolo fondamentale avuto dalla Resistenza per le conquiste politiche, sociali e civili successive alla 2^ guerra mondiale;

– valorizzare gli ideali della lotta antifascista nell’attuale contesto storico;

– raccogliere e socializzare la preziosa eredità della lotta al fascismo per la costruzione di un altro mondo possibile e necessario, basato sulla pace, la libertà, la democrazia compiuta e non delegata, l’emancipazione sociale e la dignità umana.

– valorizzare l’importanza dell’antifascismo attuale anche esprimendo solidarietà a chi è colpito dalla repressione statale.
Giorgio R. per SU LA TESTA per il CONTROPOTERE

Febbraio 2017

p.s. – Questo intervento è stato realizzato grazie al contributo di materiali utilizzati per il Convegno da noi organizzato con altre formazioni nel 2008 dal titolo “Foibe: la verità. Contro il revisionismo storico” e lo riproporremo ogni anno in questa occasione.
Per ogni altro ulteriore approfondimento e documentazioni consultate la pagina del nostro sito dedicata a Foibe contro il revisionismo storico
Per ogni altro ulteriore approfondimento e documentazioni consultate la pagina del nostro sito dedicata a Foibe contro il revisionismo storico
http://perilcontropotere.blogspot.it/2017/02/foibela-verita.html

http://www.laltralombardia.it/foibe.html

Foibe, commemorazione con lo sguardo rivolto alle tragedie del Carso e a Trieste

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In occasione del “Giorno del Ricordo”, ricorrenza istituita per conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra, cerimonia commemorativa questa mattina al Civico Cimitero. Dapprima Davide Lotufo, allievo della della 2^ B Informatica dell’Istituto di Istruzione Superiore “J. Torriani”, ha letto un brano tratto Primavera a Trieste di Pier Antonio Quarantotti Gambini, testimonianza e diario dei giorni convulsi di fine aprile 1945 nella città giuliana.

A seguire il sindaco Gianluca Galimberti, il Presidente della Provincia Davide Viola ed il Vice Prefetto Aggiunto Beaumont Bortone hanno deposto una corona di alloro al monumento ai Caduti Giuliano Dalmati di tutte le guerre, presenti le autorità militari cittadine ed i rappresentanti delle associazioni combattentistiche, mentre il trombettiere del Complesso Bandistico “Città di Cremona” ha suonato “Il Silenzio”.

Luca Pugnetti, studente della stessa classe del “Torriani”, ha quindi letto una poesia tratta da Il mio Carso di Scipio Slataper. A seguire Elio Chiavuzzo ha portato il saluto di Mario Ive e Laura Calci Chiozzi, rispettivamente Presidente e Vice Presidente della sezione di Cremona dell’Associazione Giuliano Dalmati, impossibilitati a partecipare per motivi di salute, accompagnato dai ringraziamenti a tutti i Cremonesi per l’accoglienza riservata agli esuli giunti nella nostra città.

La cerimonia al Civico Cimitero è proseguita con l’intervento del sindaco Gianluca Galimberti che, prendendo spunto dalla poesia di Scipio Slataper, ha detto, fra l’altro, che amare la propria patria significa essere in relazione con altre patrie, è questo l’unico modo perché altri dividono le frontiere. Indicando poi la bandiera dell’Europa, il Sindaco ha sottolineato che proprio l’Europa è il nostro orizzonte: solo un’Europa coesa può evitare che si ripetano tragedie come quella che si commemora il 10 febbraio di ogni anno.

Infine Ivan Fumagalli, compagno di classe degli altri due studenti, ha letto una poesia da Il Canzoniere di Umberto Saba.

Foibe, il sindaco di Crema condanna e attualizza: dal Marocco a Trump

“Dividere la storia in carnefici e vittime è un dovere morale che investe ciascuno di noi.

Sottrarsi significa confondere se stessi ma soprattutto i più giovani, cui abbiamo l’obbligo di raccontare la storia con onestà e senza strabismi ideologici, ma distinguendo tra uomini che cercarono di sopprimere vite e libertà di altri e uomini che fecero di tutto per impedirlo, pagando spesso con la vita.

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Tuttavia la morte rimane un fatto irreparabile, chiunque ne sia toccato, e noi abbiamo oggi il dovere di piegare le nostre menti a un gesto di pietà, ricordando non i tiranni e i loro servi, ma le persone comuni che ebbero solo la cattiva sorte di incrociare nella propria esistenza totalitarismi rossi o neri, rimanendone travolti, spesso tragicamente.

 

Vi furono morti ingiuste e crudeli, tra le persone, tutte le persone.  È accaduto invece nel passato che memoria e ricordo fossero selettivi, si esercitassero o meno a seconda delle convenienze del momento, delle appartenenze politiche o ideologiche, sociali, etniche. Dei carnefici o delle vittime.

Le Foibe e l’esodo giuliano dalmata, biblico quanto tragico, sono stati così ostinatamente ignorati ed omessi colpevolmente. Oggi invece li ricordiamo e facciamo nostra l’ingiustizia senza rimedio subita da quei fratelli italiani, brutalizzati negli anni ‘40 e nell’immediato dopoguerra nelle terre del confine orientale, a cavallo tra l’Italia e la Jugoslavia. L’innesco di quei fatti si chiamava nazionalismo, ispiratore di pretesti politici, con il corredo di pulizie etniche contro gli oppositori anticomunisti, e di pretesti sociali, che portarono a colpire la classe media, il nerbo della vita civile di quei territori. Nazionalismo, dicevamo, una brutta parola che oggi torna di moda e minaccia, veicolata da pifferai che anche qui ed ora trovano ascolto, purtroppo.

 

Non possiamo rischiare, vale per questa ricorrenza così come per il giorno della Memoria, di relegare quei fatti e quei comportamenti ad un’epoca lontana, altra, distante. Inorridire di quegli eventi, chiedersi come sia potuto accadere, e sorvolare sulle contraddizioni del presente, sulle nostre responsabilità, le stesse che ci conducono a prestare fede a individui che vogliono solo distruggere quello che faticosamente abbiamo costruito nel dopoguerra.

 

L’attualità è la nostra sfida, il campo dove dimostrare che rifiutiamo davvero che certi eventi del passato tornino a ripetersi. Proprio l’attualità ci riporta due notizie che devono interpellare il nostro spirito critico. Da un lato, in Marocco, grazie alla presa di posizione dei giuristi e degli esperti religiosi, viene sancita la possibilità, per i fedeli dell’Islam, di abbracciare un’altra fede, senza temere le vecchie sanzioni contro l’apostasia, che contemplavano anche la condanna a morte.

Un fatto di portata rivoluzionaria, del quale dobbiamo gioire. Dall’altro, il Presidente degli Stati Uniti firma un ordine esecutivo per iniziare la progettazione di un muro al confine col Messico. Una decisione che deve indignarci, quando credevamo che, dopo Berlino, nessun altro muro avrebbe dovuto segnare la storia dell’Umanità. Il rischio, sempre presente, è che ci si sbracci dalle rispettive barricate, di fronte a episodi che oggi ci passano sotto il naso e sui quali ancora una volta sospendiamo il giudizio perché i protagonisti appartengono all’una o all’altra parte.

 

Oggi rendiamo omaggio ai fratelli che perirono o che subirono provvedimenti disumani per mano di un regime antidemocratico, un regime comunista e totalitario. Ma al contempo ci ammoniamo, tutti quanti, a non cedere alla tentazione di confinare l’orrore ai fatti del secolo scorso, perché se quei fatti non servono a renderci più responsabili e meno ideologizzati, nessuna commemorazione potrà riscattarli e le giornate istituite per fare memoria diventeranno stanchi rituali, vuoti di significato.”

Stefania Bonaldi

Torriani fa il pieno: superati i 17mila visitatori per il Genio del Rinascimento

Copio e incollo il comunicato del municipio dicendo però che esso è proprio un comunicato, non una cronaca indipendente
Jannello Torriani ancora in crescita: la mostra dedicata al Genio del Rinascimento, organizzata da Comune di Cremona, Fondazione Arvedi Buschini, Unomedia e Fundacion Juanelo Turriano, ha registrato un altro record.

Dal 10 settembre ad oggi, oltre 17.000 persone hanno frequentato la mostra al Padiglione Amati del Museo del Violino e hanno partecipato ai laboratori didattici organizzati al Museo di Storia Naturale. A pochi giorni dalla chiusura (prevista per il 29 gennaio) sono numeri ottimi, ancora in miglioramento dato che sono ancora tanti i gruppi che si sono prenotati per visitare l’innovativa esposizione dedicata al Genio del Rinascimento.

Per chi ancora non avesse avuto modo di vederla, ha la possibilità di farlo con una visita guidata gratuita la domenica (15, 22 e 29 gennaio) in due diverse fasce orarie: ore 11.00 e ore 16.00 (biglietto a pagamento e visita guidata gratuita abbinata).

Janello Torriani, nato nel 1500 a Cremona, abile fabbro ferraio, orologiaio di nomea universale, ingegnere idraulico geniale, matematico di corte e inventore acclamato, conobbe già in vita una fama che andava ben oltre le mura della propria città. Costruì le macchine più complesse del Cinquecento che, dimenticate da secoli, sono oggi svelate nella mostra che ha riscosso un grande successo sia tra gli appassionati di costruzioni meccaniche che tra i giovani che hanno avuto modo di scoprire questo eclettico genio del Rinascimento.

Immensa folla di turisti a Cremona

Tutto quello che è stato detto sul turismo a Cremona era sbagliato. Il Comune e l’ente Provincia hanno diramato un comunicato (riportato qui sotto) che finalmente ha chiarito che questo settore turismo è un successone. I dati erano sbagliati e parziali, negativi ma adesso sì che finalmente si vedere qual è la verità: un trionfo.

 

I dati definitivi 2016 relativi ai flussi di utenti registrati allo IAT (gestito dal Comune da giugno di quest’anno) presentano un totale di 49.631 unità (44.084 il totale nel 2015). Il saldo attivo rispetto al 2015 è dovuto soprattutto al grande flusso di pubblico registrato presso lo IAT e nel punto di accoglienza, sempre gestito dal Comune, ubicato sotto i portici del Palazzo Comunale durante i due week end della Festa del Torrone che quest’anno ha raggiunto circa 200mila visitatori. Rispetto agli altri mesi, si deve sottolineare che i visitatori che arrivano in città spesso sono già in possesso delle necessarie informazioni per la loro visita grazie alla promozione in atto e a canali informativi ulteriori, come siti web e App a disposizione.

Altra circostanza che deve essere considerata nella lettura del dato è la differenza dell’apertura dell’Ufficio IAT nel 2016 rispetto al 2015. Infatti, a partire dal mese di luglio 2015, l’ufficio è rimasto aperto 4 pomeriggi anziché 6 come nel passato. Pertanto, tutto il primo semestre 2016 sconta una diminuzione di apertura dello sportello rispetto al 2015 che si traduce in minori accessi all’ufficio. Dati tutti questi elementi, è evidente che i dati dello IAT sono solo indicativi. Per un quadro completo sull’attrattività della città, è in atto – come ogni anno – la redazione del Rapporto statistico annuale sul turismo che contiene i numeri sulla ricettività e sui pernottamenti.
Nel frattempo, altri numeri sono già a disposizione: il dato positivo relativo ai visitatori registrato nei musei della città che rafforza l’attrazione turistica di Cremona e la sua capacità di costruire un’offerta sempre più ampia e diversificata. Senza dimenticare il grande lavoro di riqualificazione dell’area del Parco del Po, attrattore turistico sempre più importante e meta di tanti turisti in visita alla città. I dati sulla fruizione delle crociere presentano un saldo positivo nel 2016: 82 crociere svolte durante la stagione aprile – ottobre e 4.206 passeggeri trasportati, contro le 32 crociere effettuate nel 2015 con circa 1.000 passeggeri trasportati. Il Comune di Cremona sta lavorando con gli armatori locali, la Camera di Commercio e i comuni cremonesi e piacentini rivieraschi per il potenziamento dell’attività sul fiume. Nel 2017 la flotta che sarà attiva raddoppierà aumentando l’offerta di itinerari fluviali e favorendo la visita intermodale del nostro territorio con la possibilità di effettuare percorsi con bici e barca. In quest’area, inoltre, presto aprirà il nuovo campeggio e si stanno portando avanti importanti ristrutturazioni.

Infine, una accurata e attenta analisi sulla capacità di Cremona di competere in ambito turistico richiede un’altra azione strutturale: il Comune di Cremona, la Provincia e la Camera di Commercio stanno attivando l’Osservatorio del Turismo. Questo strumento sarà deputato alla raccolta di tutti i dati disponibili e porterà ad una lettura più significativa e rappresentativa dell’attrazione turistica della città di Cremona e del suo territorio.