Categoria: diritto

Gasdotto, Provincia e Comune sfidati al Tar dal cognato di Tremonti


CREMONA. Da una parte la Generale Gestioni, di cui è socio Felice Beltrametti, cognato di Giulio Tremonti, dall’altro, assieme al Comune e all’ente Provincia, la Green Oleo, che fa parte della potente multinazionale cremasca della chimica della famiglia Buzzella. Socio principale di Generale Gestioni, al 90%, è Assiral Finance, una società anonima svizzera di cui ha parlato qualche anno fa Report per sottolineare i notevoli investimenti nel settore immobiliare. Le istituzioni cremonesi hanno cercato di evitare lo scontro, col rischio di una causa per risarcimento danni da parte di Generale Gestioni. Contro il nuovo metanodotto Snam presso la Green Oleo di via Bergamo, infatti la ditta Generale gestioni ha presentato ricorso al Tar di Brescia per ottenere l’annullamento del decreto dell’amministrazione provinciale e della delibera del consiglio comunale di Cremona, che hanno dato il proprio consenso alla costruzione dell’opera riconoscendone anche la pubblica utilità. Il consiglio comunale ha votato a favore il 26 settembre scorso, precisamente sulla compatibilità urbanistica: 23 i voti a favore e un astenuto, Giorgio Everet di Forza Italia. Generale Gestioni nelle osservazioni presentate durante la conferenza dei servizi in Provincia, ha fatto notare che il gasdotto, che occuperà 2.500 metri quadrati, mentre il cantiere ne occuperà 4mila, rende impossibile svolgere l’attività della ditta, che ha chiesto quindi di realizzare l’allacciamento in un altro punto, per evitare cause legali rilevanti, ricevendo una risposta negativa. Per la ditta confinante è una sorta di esproprio del terreno su cui lavorare. L’amministrazione provinciale, che ha potere decisionale con un decreto del proprio settore ambiente, ha ritenuto condivisibili le controdeduzioni della Snam per la riduzione a 1.500 mq dello spazio quadrato. Si è allineato anche il Comune di Cremona. Ma inizia la battaglia legate: l’ente Provincia si costituisce in giudizio contro Generale Gestioni, ritenendo pienamente legittimo il proprio operato, confortata dai pareri di Linea Gestioni e del Comune di Cremona. L’amministrazione comunale non ha ancora fatto sapere se costituirsi in giudizio o no. Altra grana giudiziaria legata al metano, comunque, per lo sfruttamento del territorio e l’importanza economica della politica energetica, dopo i ricorsi per la gara provinciale del servizio gas in due ambiti del Cremonese, e lo stesso ricorso della Stogit contro la Regione che ha deliberato di applicare il monitoraggio del rischio sismico e le linee guida del ministero dell’ambiente.

Caso Fe.mar, giallo in Comune

CREMONA La giunta Galimberti ha preferito sinora non intervenire pubblicamente sulla difficile situazione dei dipendenti della Fe.mar, la società subappaltista di Linea Gestioni che ha sede a Caorle, in provincia di Udine, e svolge il servizio di raccolta differenziata nel centro storico di Cremona. L’amministratore della Fe.mar, Diego Giro, ha subito nel 2014 una condanna in tribunale per frode nella gestione dei rifiuti nei confronti del Comune di Caorle, una notizia che i cremonesi hanno trovato su internet, uscita sul “Gazzettino”. Diego Giro era stato accusato come rappresentante legale di Ecoverde. Un mese fa Diego Giro è stato poi assolto in appello, perché il fatto non sussiste. La mozione presentata da Giancarlo Schifano del Pd, di dare piena trasparenza ai rapporti con i subappaltisti, era stata approvata dal consiglio comunale, ma della questione non si è parlato, creando malumori nella stessa maggioranza di centrosinistra che sostiene il sindaco Gianluca Galimberti che pure si dichiarato paladino dei cittadini, a partire dagli ultimi. Ed esiste anche un patto etico dei rapporti tra aziende e sindacati siglato dallo stesso sindaco Galimberti nel giugno dell’anno scorso, sei mesi prima che la Fe.mar iniziasse a lavorare a Cremona. Altra disavventura è l’incendio della sede della Fe.mar a Caorle, il 26 settembre di quest’anno: un incendio senza dubbio doloso, come riportano le cronache. La magistratura veneziana ha iniziato a indagare e il Pd veneziano ha presentato un’interrogazione per vederci chiaro. A Cremona non se ne parla.

I dipendenti della Fe.mar, una ventina, nella prima parte di quest’anno si sono poi visti pagare gli stipendi in ritardo, con acconto e saldo, se non con due acconti e saldi. Stipendi a rate insomma, come conferma il sindacalista della Cgil Daniele Pirri. Solo dopo la conciliazione tra i sindacati e la ditta, in Prefettura a fine luglio, il pagamento degli stipendi è iniziato ad arrivare ai dipendenti con ritardi molto più contenuti, di un giorno o due. La giunta ha taciuto. La delega per i rapporti con le partecipate, però, non è di Alessia Manfredini, assessore all’ambiente, ma del sindaco Galimberti, che nei mesi scorsi secondo le minoranze avrebbe preferito tutelare più A2A che la trasparenza e la completezza delle comunicazioni.

http://www.telecolor.net/2016/11/cremona-caso-fe-mar-il-sindaco-tace/

Arvedi, ricorso al presidente della Repubblica per una recinzione

Chi decide se il recinto dell’acciaieria Arvedi su territorio di Spinadesco è regolare o no? Il presidente della Repubblica, con i suoi consiglieri e consulenti. Non c’è altra soluzione dopo la controversia tra acciaieria, Comune di Spinadesco e Provincia di Cremona.

E’ raro, ma al presidente della Repubblica sono pervenuti anche ricorsi straordinari non per gravi questioni legate al rispetto dei diritti dell’uomo e delle fondamentali libertà individuali, bensì per il completamento di una recinzione. L’acciaieria Arvedi si è appellata al capo dello Stato Sergio Mattarella e agli uffici del Quirinale per risolvere il controverso caso del recinto prescritto dai vigili del fuoco e realizzato l’anno scorso su territorio del Comune di Spinadesco dall’industria siderurgica, nel lato sud, verso il canale. Infatti l’industria di via Acquaviva ha realizzato l’opera richiesta dai vigili del fuoco a tutela della sicurezza, tuttavia il Comune di Spinadesco non ne ha riconosciuto la regolarità e non ha concesso il permesso di costruire in sanatoria, perché non è stata rispettata la distanza dalla scarpata del canale navigabile stabilita dalla pianificazione provinciale. Così all’amministrazione comunale, come anche all’ente Provincia, è arrivata il 13 febbraio la notifica del ricorso al presidente della Repubblica per ottenere dal Quirinale l’annullamento del diniego di Spinadesco e della Provincia. Il ricorso al Tar non è stato effettuato: l’appello è stato rivolto direttamente alla massima carica dello Stato, secondo una procedura che, visti alcuni precedenti, potrebbe richiedere anche alcuni anni. L’opera è semplice ma la pratica, secondo la spiegazione dell’assessore di Spinadesco Andrea Manfredini, complessa.