Categoria: ambiente

Impianti a biomasse, gli ecologisti dicono basta

 

 

CREMONA L’amministrazione provinciale di Cremona sembra considerare poco la tutela della salute dei cittadini. Lo sostiene il M5S, che chiede di non autorizzare più impianti a biomasse, che già nel 2013 erano 137 e in seguito sono aumentati, considerando sia le centraline elettriche a biogas che quelle a biomasse. Una scelta politica, decisa senza valutazioni d’impatto ambientale su tutto il territorio, prendendo in contropiede l’autorità sanitaria. L’Ats ogni volta mette in evidenza che dalla produzione e dispersione di polveri in atmosfera deriva un rischio per la salute, eppure il settore Ambiente della Provincia sta valutando l’eventuale autorizzazione di una nuova centralina a biomasse a Castelleone. I Comuni che si sono opposti al via libera sono ben quattro: oltre a Castelleone, Madignano, Ripalta Arpina e Montodine, grazie all’iniziativa dei sindaci Pietro Fiori, Guido Ongaro [òngaro] di Madignano, Marco Ginelli e Alessandro Pandini.

La lotta condotta dalla ditta Godeca di Castelleone, produttrice di pellet, presso la frazione Oriolo, è iniziata l’anno scorso. Le principali associazioni economiche del territorio sostengono da anni iniziative di questo genere, mentre il professor Paolo Ricci, responsabile dell’Osservatorio epidemiologico dell’Ats, ha fatto notare negli incontri pubblici come il livello di concentrazione degli impianti a biomasse non è ecologicamente sostenibile: la somma di tutti i fattori inquinanti, aggiungono i grillini, si fa inquietante, se si confronta con il numero di malati costretti a rivolgersi al centro oncologico dell’Ospedale Maggiore.

L’autorità sanitaria ha infatti in programma una serie di studi epidemiologici sul territorio provinciale, per tenere sotto controllo la cancerogenesi ambientale: il Comune di Cremona però si unisce alle associazioni ecologiste e ai cittadini che vent’anni chiedono uno studio epidemiologico approfondito a Cremona oppure è più vicino alle imprese private? L’interrogazione depositata stamattina in Comune dal consigliere Lucia Lanfredi insiste sull’area dell’inceneritore e chiede all’assessore Alessia Manfredini per quale motivo la discussione viene rinviata alla commissione ambiente, che ancora una volta viene rimandata, in questo caso a settembre, mesi dopo il rinnovo dell’autorizzazione al funzionamento dello stesso inceneritore, quando sarebbe stato opportuno parlarne prima.

Emergenza smog, la Regione rimanda gli interventi al 2018

CREMONA Ieri mentre si riuniva al Pirellone il Tavolo istituzionale aria convocato dalla Regione, con la partecipazione degli enti locali, la qualità dell’aria a Cremona era mediocre, come indica il sito dell’Arpa. La media mobile dell’ozono infatti era troppo alta, 143 microgrammi rispetto a una soglia di 120. Eppure, nonostante diversi giorni critici per l’eccesso di ozono, specialmente a fine giusto, il presidente dell’Arpa Bruno Simini ha espresso ottimismo. “Le azioni strutturali della Regione fanno centro”, per usare le parole di Simini, che si aspetta una riduzione delle emissioni di ammoniaca del 27,5%, degli ossidi di azoto per il 32,7%  delle pm10 del 33,7%. Malgrado la crisi del dicembre 2016 e del gennaio scorso, che ha visto Cremona in particolare difficoltà, specialmente per i dati della centralina di via Fatebenefratelli allo Zaist, l’Arpa prevede un miglioramento della qualità dell’aria, poiché le principali fonti di gas nocivi, traffico e riscaldamento a legna, diminuiscono. Il Comune di Cremona ha partecipato alla riunione con tecnici, funzionari e l’assssore Alessia Manfredini, e come altri enti locali apprezza il fatto che già si cominci ora a preparare le azioni per prevenire un altro inverno grigio di smog e polveri, con un accordo fra quattro Regioni: Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna. Il Comune di Cremona chiede più risorse alla Regione: occorre una cartellonistica migliore e servono più controlli sulle biomasse, dunque servono più finanziamenti, per pagare gli straordinari dei vigili urbani, e lanciare una campagna di comunicazione per sensibilizzare i cittadini.

Problemi non ne mancano e Legambiente li sottolinea: sono ancora in circolazione troppi veicoli con motore diesel. In p

CREMONA Ieri mentre si riuniva al Pirellone il Tavolo istituzionale aria convocato dalla Regione, con la partecipazione degli enti locali, la qualità dell’aria a Cremona era mediocre, come indica il sito dell’Arpa. La media mobile dell’ozono infatti era troppo alta, 143 microgrammi rispetto a una soglia di 120. Eppure, nonostante diversi giorni critici per l’eccesso di ozono, specialmente a fine giusto, il presidente dell’Arpa Bruno Simini ha espresso ottimismo. “Le azioni strutturali della Regione fanno centro”, per usare le parole di Simini, che si aspetta una riduzione delle emissioni di ammoniaca del 27,5%, degli ossidi di azoto per il 32,7%  delle pm10 del 33,7%. Malgrado la crisi del dicembre 2016 e del gennaio scorso, che ha visto Cremona in particolare difficoltà, specialmente per i dati della centralina di via Fatebenefratelli allo Zaist, l’Arpa prevede un miglioramento della qualità dell’aria, poiché le principali fonti di gas nocivi, traffico e riscaldamento a legna, diminuiscono. Il Comune di Cremona ha partecipato alla riunione con tecnici, funzionari e l’assessore Alessia Manfredini, e come altri enti locali apprezza il fatto che già si cominci ora a preparare le azioni per prevenire un altro inverno grigio di smog e polveri, con un accordo fra quattro Regioni: Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna. Il Comune di Cremona chiede più risorse alla Regione: occorre una cartellonistica migliore e servono più controlli sulle biomasse, dunque servono più finanziamenti, per pagare gli straordinari dei vigili urbani, e lanciare una campagna di comunicazione per sensibilizzare i cittadini.

Problemi non ne mancano e Legambiente li sottolinea: sono ancora in circolazione troppi veicoli con motore diesel. In provincia di Cremona gli euro zero nel 2015 erano ancora 13.171, oltre a 5mila euro 1, veicoli particolarmente inquinanti. La presidente di Legambiente Lombardia Barbara Meggetto nota che le azioni previste dalla Regione partiranno solo dal 2018. Nell’inverno 2017, tra pochi mesi, il rischio cui è esposta la popolazione più fragile- bambini e anziani – è quello dell’ennesima emergenza smog accompagnata da molte buone intenzioni e tante promesse della pubblica amministrazione.

Ridotto il consumo di suolo, ma solo sulla carta

Cremona Il Comune di Cremona gongola, dichiarando la riduzione di 100mila metri quadrati di consumo di suolo al termine della variante al piano di governo del territorio. E’ questa la proposta che l’assessore Andrea Virgilio, assieme al dirigente Marco Masserdotti, ha presentato ieri in commissione Territorio, discutendo delle istanze di costruzione di edifici residenziali pervenute dai privati. Del calcolo non fa parte la più grande lottizzazione della storia di Cremona, autorizzata dall’amministrazione Galimberti per 300mila metri quadri in via Mantova. La riduzione del consumo di suolo è soltanto effetto della cancellazione dal Piano di governo del territorio di alcuni piani attuativi che le imprese edili potevano realizzare ma che hanno lasciato sulla carta. Nel realtà il consumo di suolo aumenterà, non appena in via Mantova inizieranno i lavori, mentre in via Flaminia, malgrado l’autorizzazione del Comune, il cantiere non è mai iniziato per mancanza di richieste. Invece a sud del quartiere Maristella, a Bagnara e a Cavatigozzi i piani attuativi residenziali vengono revocati: le aree tornano quindi agricole per un totale di 117mila metri quadrati. Si costruisce comunque ancora, in altre zone di Cremona di piccole dimensioni, come a San Savino nei dintorni del cimitero. Viene ampliato un lotto edificabile che figura in area agricola, che il Comune considera più una razionalizzazione che un ampliamento, dato che si tratta di un giardino di proprietà.

Viene invece respinta dall’amministrazione la richiesta di una nuova area edificabile residenziale al Boschetto, e accettata la trasformazione di parte dell’ex Cral dell’Enel in area di servizi. In via Biancospini proseguirà il piano di recupero dell’ex caseificio: l’area sarà considerata non più come cascina ma come frazione urbana, con un piano di ristrutturazione e nuova edificazione. Nessun consumo di suolo agricolo nemmenno in via Livrasco, presso una cascina. In via Giuseppina invece un edificio sorto fra gli anni Cinquanta e Sessanta non viene ritenuto di valore storico, quindi sarà escluso dal centro storico minore per far parte di una zona di espansione. La nuova legge regionale sul consumo di suolo è entrata in vigore, quindi anche il Comune di Cremona ha analizzato tutti gli ambiti di trasformazione e ha quindi iniziato a lavorare con il concetto di bilancio ecologico del suolo. I Comuni dovranno poi attendere l’approvazione del piano regionale territoriale e del piano provinciale di Cremona, che assegnerà a ogni Comune una porzione di consumo di suolo da ridurre. L’assessore Andrea Virgilio ha sottolineato l’approccio non ideologico del Comune, ottenendo ancora una volta il consenso dell’ex assessore del centrodestra Federico Fasani.

Malvezzi: ecco perché l’inceneritore non sarà chiuso

C’è un motivo, secondo Carlo Malvezzi, per cui l’inceneritore continuerà a funzionare fino al 2029. Dipende dal teleriscaldamento. Il calore dell’inceneritore infatti è inquadrato dalle norme come fonte rinnovabile e quindi premiato. Chiuso l’impianto, il teleriscaldamento dovrebbe funzionare mediante una caldaia, dunque senza incentivi per le rinnovabili. La conseguenza sarebbe un incremento dei costi del 30%, che ricadrebbe sugli utenti, fra i quali molti condomini popolari, che non potrebbero pagare, facendo salire i costi per il Comune o per l’azienda. Troppo costoso, quindi, chiudere l’inceneritore: né il Comune né Lgh, ormai socio di minoranza di A2A, potrebbero permettersi la spesa. Il programma di chiusura è economicamente insostenibile, e la stessa lettera di Lgh, che si è detta disposta alla dismissione entro il 2024, in realtà non presenta altro che una proposta di studio troppo generica per essere realistica. Chi infatti realizzerebbe l’alternativa dell’economia circolare, con decine di migliaia di rifiuti indifferenziati da riciclare? Il consigliere regionale indica poi un fatto: stamattina, nella conferenza dei servizi che ha rinnovato l’autorizzazione integrata ambientale dell’inceneritore, era presente una sola persona per il Comune di Cremona: la funzionaria Cinzia Vuoto, la quale ha votato sì al funzionamento dell’impianto fino al 2029, come previsto dallo Sblocca Italia, ormai legge.

Il Comune da parte propria vorrebbe attivare il teleriscaldamento tramite l’acciaieria Arvedi: è già previsto dall’autorizzazione integrata ambientale il nuovo servizio per 300 utenze nelle immediate vicinanze, quindi soprattutto a Spinadesco. Un progetto per il collegamento del teleriscaldamento da Cavatigozzi a Cremona non c’è e sembra inoltre molto costoso da realizzare.

 

Discariche Arvedi, l’ente Provincia chiarisce

Una nota dell’amministrazione provinciale, rispondendo ad alcune domande sulla situazione delle discariche di rifiuti provenienti dall’acciaieria Arvedi, conferma che la pratica di autorizzazione integrata ambientale, relativa alla proposta di discarica a Grumello, è sospesa. A Crotta D’Adda inoltre l’impianto gestito dalla società Cremona Ecologia, di proprietà Arvedi, è completato al 30%, non al 50%, dato che il volume complessivo, compreso l’ampliamento in corso, già autorizzato nel 2015 dallo stesso settore Ambiente della Provincia, è di un milione e 700mila metri cubi e oggi il volume dei rifiuti inerti è di poco superiore al mezzo milione di metri cubi. Non ci sono ulteriori richieste di ampliamento riguardanti Cremona Ecologia.
L’ipotesi di una nuova discarica di conseguenza si allontana nel tempo.
Uno dei probabili motivi, come ha spiegato Alessandra Barocci durante l’ultima riunione dell’Osservatorio Arvedi, è che una buona parte delle scorie presenti nel deposito di via Riglio a Cavatigozzi viene ceduta come sottoprodotto sul mercato, per completare il sedime stradale. La legge consente la trasformazione delle scorie in sottoprodotti: le scorie diventano rifiuti inerti solo successivamente, dopo un trattamento specifico.
Il riciclo dei rifiuti speciali e l’uso delle scorie come sottoprodotti possono ridurre la produzione dei rifiuti. Resta l’ipotesi di un ulteriore aumento di produzione dell’acciaieria, che, come già avvenuto in passato, potrebbe superare i limiti previsti dall’autorizzazione integrata ambientale: i dati della produzione consentita infatti sono stati aggiornati.

Rumore delle strade, inizia il monitoraggio acustico

CREMONA Il Comune di Cremona è stato sollecitato dagli uffici regionali a mettersi in regola con il decreto legislativo 194 del 2005 “rumore delle strade”, che a propria volta applica una direttiva europea, la 2002/49/CE. Cremona dopo 12 anni inizia dunque un percorso di adempimento, dando incarico allo studio di acustica De Polzer di Milano di mettere sotto esame, alla prova dei decibel, tutte le strade cittadine su cui transitano almeno 3 milioni di veicoli l’anno, overo 8.200 al giorno. Sono strade e assi viari rilevanti, come la tangenziale, che arriva a 40mila al giorno, via Giordano, 20mila, ma anche viale Trento Trieste e tutte le vie più battute. Il vecchio piano di zonizzazione acustica è in vigore e suddivide la città in sei aree, da quelle esclusivamente industriali, dove i decibel possono arrivare a 70 in media, a quelle particolarmente protette, come ospedali, case di riposo e scuole, con un limite di 50 decibel di giorno e 40 di notte. L’incarico professionale da 26.779 euro lordi allo studio De Polzer, conferito dal dirigente Marco Pagliarini per un atto dovuto, doterà l’amministrazione di una verifica della zonizzazione acustica entro una fascia di 250 metri per lato di ciascuna delle strade esaminate, un’analisi dei flussi di traffico e di una stima della popolazione esposta. Sarà eseguito un monitoraggio di 24 ore su 24 con strumentazione automatica collocata in cinque punti strategici da concordare con il Comune, per battere uno degli ospiti più sgraditi dai cittadini: l’inquinamento acustico, il rumore dei veicoli che minaccia la salute e i nervi degli abitanti. Lo studio milanese avrà 45 giorni di tempo per eseguire il monitoraggio e consegnare al Comune un prezioso documento d’analisi. Nel 2006 l’amministrazione ha in realtà proceduto a una revisione del piano di zonizzazione acustica al dichiarato scopo di “proteggere i cittadini”, ora occorre un approfondimento specifico sulle strade. Il decreto legislativo del 2005, all’articolo 4, prevede piani d’azione specifici per tutelare i cittadini, nel caso in cui l’inquinamento acustico risulti superiore ai parametri.

La discarica Arvedi di Crotta cresce: dove e quando la prossima?

La discarica di Crotta D’Adda è stata gestita senza errori: mai una diffida dal settore Ambiente della Provincia. A ottobre il nuovo lotto, che viene scavato in questi giorni, inizierà ad essere riempito dagli inerti dell’acciaieria Arvedi. In futuro però il forno Quantum, appena installato, potrebbe generare un nuovo aumento di produzione, come già avvenuto negli anni scorsi. Quindi, se il riciclo dei rifiuti speciali non diverrà una realtà decisiva, si riproporrà nei prossimi anni la necessità di un’ulteriore discarica. A Spinadesco? A Grumello? Proposte, progetti, ipotesi e timori si accavallano. Il Comune di Crotta d’Adda ha effettuato i controlli dovuti, senza riscontrare mancanze. L’impatto ambientale sul territorio è però destinato a farsi più pesante? E la pianificazione territoriale riesce a governare sviluppi industriali a volte impetuosi?

 

 

 

CROTTA D’ADDA CR Sono iniziati il 5 giugno a Crotta D’Adda i lavori d’ampliamento della discarica di rifiuti inerti provenienti dall’acciaieria Arvedi, e già si apre nella campagna una nuova ampia buca della profondità di diversi metri, scavata nel campo di fronte alla sede attuale dell’impianto gestito da Cremona Ecologia. La discarica di inerti in località cascina Moncucco è stata autorizzata il 27 agosto del 2009 ed è colma all’incirca per il 50%. L’ampliamento viene eseguito dalla ditta Ecosteel, anch’essa nell’orbita dell’acciaieria cremonese, per un importo di 750mila euro: un decreto dell’amministrazione provinciale del 2015 rende possibile l’estensione della discarica nella zona del canale navigabile, che il Coordinamento dei comitati ambientalisti Lombardia aveva consigliato di utilizzare per il trasporto, riducendo così il traffico. Motivi di sicurezza hanno fatto preferire l’uso dei camion, 45 al giorno in entrata e in uscita in località Moncucco, senza passare per il centro abitato di Crotta. La preoccupazione del comitato di quartiere di Cavatigozzi riguarda l’impatto delle discariche e dei depositi di scorie dell’acciaieria, aumentati di dimensione negli ultimi anni. Timori sono stati manifestati anche a Grumello con una petizione sostenuta da più di 700 firme per dire no a una nuova discarica vicino a Roggione, il cui iter amministrativo attualmente è fermo, per il gran numero di prescrizioni richieste da Comune e Provincia e varie altre difficoltà. La discarica di Crotta a febbraio è diventata di proprietà dell’acciaieria Arvedi e accoglie circa 900mila metri cubi di inerti, su un totale di un milione e 715mila metri cubi, dopo il sopralzo autorizzato nel 2014 e la modifica del progetto risalente al 2015. Le scorie vengono portate via camion per la maggior parte nel deposito di via Riglio, dove in parte possono essere usate per produrre un materiale che, come sottoprodotto, viene collocato sotto il sedime stradale. Parte delle scorie diventa però rifiuto inerte ed è destinata a Crotta, ai confini con la provincia di Lodi. Per altri sette anni forse l’impianto di Cremona Ecologia potrà bastare, tuttavia il nuovo forno Quantum potrà consentire un aumento di produzione. Per questo l’attenzione degli abitanti e degli ambientalisti è sempre elevata, per l’eventuale richiesta di una nuova discarica.

Arvedi, ampliamento della discarica di Crotta d’Adda

I lavori per l’ampliamento della discarica di Crotta d’Adda, di proprietà dell’acciaieria Arvedi, sono iniziati il 5 giugno, richiesti dalla stessa acciaieria a Ecosteel. Risale a febbraio la voltura della proprietà della discarica, che era di Cremona Ecologia. Si tratta dell’impianto per la gestione di rifiuti inerti presso la cascina Moncucco. Circa sei mesi fa, da una tabella pubblicata dall’ente Provincia, risultava che la discarica era piena a IMG-20170702-WA0001metà, dato che conteneva quasi 900mila metri cubi di inerti su un totale di un milione e 715mia e 150 metri cubi, reso possibile da alcuni ampliamenti successivi all’autorizzazione iniziale, che risale al 2019. Nel 2014 è stato autorizzato, sempre dall’amministrazione provinciale il sopralzo dell’impianto: nel 2015 è stato modificato il progetto.

La gran parte delle scorie dell’acciaieria Arvedi viene portata nel deposito di via Riglio. Le scorie in parte vengono trattate come sottoprodotti e usate per produrre e vendere Inertex, un materiale collocato sotto il sedime delle strade. Dopo un certo periodo, le scorie non usate come sottoprodotti diventano rifiuti e vengono portate nella discarica di Crotta D’Adda, con trasporto per mezzo di camion, 45 al giorno in entrata e in uscita.

 

Ancora una mini centrale sull’Adda, Maroni inaugura

PIZZIGHETTONE CR E’ stato un percorso tormentato quello della nuova centrale Edison sull’Adda di Pizzighettone. Le discussioni nelle conferenze dei servizi sono state  intense, con interventi delle associazioni ambientaliste, perché a Maleo sorgeva già un’altra entrale, quella di Shen, inizialmente considerata in conflitto, e che era in fase di ristrutturazione mentre Edison presentava il progetto di Pizzighettone alla Provincia di Cremona. In particolare non si comprendeva da quale parte potessero passare i pesci. La Provincia di Lodi infatti monitora l’impatto sulla centrale di Maleo: le due società hanno inoltre dovuto trovare un accordo. Altre centrali sull’Adda sono state proposte a Bertonico, di fronte a Gombito: il progetto è stato poi fermato. A Crotta d’Adda la proposta non è diventata nemmeno progetto, mentre a Rivolta la nuova centrale è già operativa. L’associazione Salviamo il Paesaggio ha protestato per la mancanza di una valutazione d’impatto ambientale complessiva sull’alveo del fiume, oltre che per i contributi pubblici troppo elevati. A Pizzighettone il nuovo impianto sfrutta un salto di quattro metri e 20 centimetri, mentre la portata media sfruttata di 56 metri cubi al secondo.

Il presidente della Regione Roberto Maroni ha comunque inaugurato ieri la nuova centralina idroelettrica da 2300 kilowatt.

 

Bordolano, estate con turbocompressore: attivata la centrale

Un avviso comparso sul sito del Comune di Bordolano il 15 giugno ha informato i cittadini che la Stogit, in seguito all’autorizzazione ricevuta dal ministero il 22 gennaio scorso, ha avviato le procedure di messa a regime degli impianti riferite all’autorizzazione integrata provinciale ottenuta dall’ente Provincia di Cremona.

bordolano avviso 26 giugno 2017
“Ad oggi, come informati dalla Ditta con note in data 10 marzo 2017 e 14 giugno 2017 – afferma l’avviso municipale – sono state messe a regime le seguenti porzioni di impianto: la caldaia C1(E4) e il turbocompressore TC3(E3). Si informa inoltre che sono in fase di completamento le opere di mitigazione paesaggistica ovvero la costituzione del parco con boschi e bassa vegetazione come da VIA (valutazione impatto ambientale)”.

E tra gli ambientalisti le perplessità delle mitigazioni stabilite dall’amministrazione provinciale non mancano. L’impatto della centrale con annesso stoccaggio di gas metano riguardano peraltro un’area ben più ampia del territorio comunale.